Il PSE, il centro-sinistra e l’Europa

, di Roberto Castaldi

Il PSE, il centro-sinistra e l'Europa

Si è svolto a Madrid il Congresso del Partito Socialista Europeo (PSE), cui aderisce anche il PD italiano, che nel gruppo al Parlamento europeo ha la delegazione maggiore in questa legislatura. Ha approvato il Manifesto politico in vista delle elezioni europee di maggio: Un nuovo contratto sociale per l’Europa. È questo l’obiettivo del suo candidato alla Presidenza della Commissione, l’attuale vice-presidenteFrans Timmermans – l’uomo più odiato da Orban e Kaczynski perché costantemente impegnato nella lotta per riportare Ungheria e Polonia al rispetto dello stato di diritto e dei diritti fondamentali.

Di tutto questo c’è poca traccia nel dibattito politico e mediatico italiano, oggi catturato interamente dagli exit poll delle elezion in Sardegna, visto che lo spoglio iniziava stamattina. La maggior parte dei leader del PD non è andato a Madrid. Il tutto mentre continua l’attivismo di Calenda intorno a una proposta europeista vaga e contraddittoria, cui pure tutti candidati alla segreteria del PD hanno aderito, non fosse altro per non perdere qualche voto sul tema europeo a favore di uno degli altri candidati.

Eppure, l’elettorato e la base del PD sono davvero europeisti. La federazione milanese in occasione delle primarie offrirà ai votanti la possibilità di comprare le bandiere europee per poterle appendere il 21 marzo – giorno di San Benedetto patrono dell’Europa – come proposto da Prodi. Sarebbe un bel segnale se questa iniziativa fosse fatta propria da tutto il PD a livello nazionale. La Lega delle Autonomie sta proponendo ai suoi aderenti di mobilitarsi nella direzione proposta da Prodi. Il Movimento Federalista Europeo ha invitato anche l’Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa a fare altrettanto. E naturalmente di farlo anche, e soprattutto, il 9 maggio, la Festa dell’Europa in ricordo della Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950 che diede avvio al processo di integrazione.

Un altro segnale importante sarebbe se i sindacati decidessero di dedicare la Festa e il concertone del 1 maggio all’Europa, per ricordare che in tempo di globalizzazione solo a livello europeo possiamo salvaguardare e rilanciare le conquiste sociali. Che l’europeizzazione almeno parziale delle politiche sociali è la via maestra per riuscire ad elevare gli standard di protezione sociale – come accaduto su molti altri fronti, dalla tutela ambientale a quella dei consumatori.

Una delle ragioni del crollo della sinistra è che anche quando va al governo sul piano nazionale non riesce a offrire politiche sufficienti per offrire sollievo e riscatto ai perdenti della globalizzazione, che così provano a rivolgersi a chi propone di proteggerli chiudendo le frontiere e con un ritorno al passato che non potrà mai esserci, e che dimentica che il passato, mentre ci eravamo immersi, non ci sembrava affatto così luminoso come lo descriviamo ora. Solo spostandosi davvero in una prospettiva europea la sinistra potrà mettere in campo un’offerta politica davvero in grado di governare la globalizzazione, di attutirne gli effetti negativi e massimizzarne i benefici, di salvare e rafforzare il modello sociale europeo. Insieme gli stati membri dell’UE hanno circa il 9% della popolazione, il 19% del PIL e il 55% delle spese sociali del mondo. Un modello che continuerà ad essere eroso se resta solo nazionale. Anche dalla consapevolezza di tutto questo passa il rilancio del centro-sinistra in Italia e in Europa.

Articolo pubblicato sul blog L’Espresso «Noi, europei» curato dall’autore.

Fonte immagine: Flickr.

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