Italia in contro-tendenza, ma nell’UE ha vinto l’Europa

, di Roberto Castaldi

Italia in contro-tendenza, ma nell'UE ha vinto l'Europa

In Italia l’attenzione è catturata dal risultato nazionale, ma se come ha detto Matteo Salvini le elezioni europee erano un referendum sull’Unione, allora a livello europeo è chiaro che ha vinto l’Europa.

Il primo dato è il significativo aumento dell’affluenza alle urne, di oltre l’8%. I cittadini europei hanno capito che questo voto europeo era importante, e la maggioranza degli elettori e delle elettrici si è recata alle urne. Anche su questo fronte l’Italia è in parziale contro-tendenza, con un’affluenza in lieve calo, sebbene comunque superiore alla media europea. L’affluenza è un dato importante, che rafforza il Parlamento in vista dell’imminente scontro con il Consiglio europeo sulla nomina del Presidente della Commissione. Cinque anni fa fu la prima volta che i grandi partiti europei presentarono i propri candidati alla Presidenza della Commissione (spitzenkandidaten), ma pochi credevano che davvero uno di loro sarebbe divenuto presidente, così né i media né i cittadini seguirono con attenzione quella novità, che riuscì a ridurre il calo dei votanti, ma non a invertire la tendenza. Dopo che Juncker – il candidato dei Popolari – divenne effettivamente il Presidente della Commissione, scrissi che ciò avrebbe cambiato in parte la dinamica delle elezioni europee e che l’impatto sull’affluenza si sarebbe visto nel 2019. Gli esiti mi sembrano confermare quella riflessione.

Il secondo dato è che i nazionalisti non sfondano. Nel Parlamento ci sono sostanzialmente 3 diversi gruppi contrari all’integrazione europea. I Conservatori e riformisti, cui aderiscono tra gli altri i Conservatori britannici, il PIS polacco di Kaczynski, e Fratelli d’Italia. Secondo i risultati provvisori scendono da 70 a 58 seggi perdendone 12. Il gruppo dell’Europa delle libertà e delle democrazia diretta di Farage e del M5S salirebbe da 48 a 56, crescendo di 8 seggi, grazie soprattutto al successo del Brexit party, i cui parlamentari dovrebbero rimanere nel Parlamento per pochi mesi ed uscire a ottobre con la Brexit. L’Europa delle nazioni e delle libertà di Salvini e Le Pen salirebbe da 36 a 58, aumentando di 22 seggi. Complessivamente le forze nazionaliste salirebbero di 18 seggi arrivando a 138. Il più grande di loro si colloca al 5° posto tra i Gruppi al Parlamento. E tutti insieme, se fossero coalizzati, arriverebbero al 18% dei seggi. Troppo poco per provare a convincere i Popolari a formare una maggioranza di centro-destra: sia perché i numeri non lo permettono, sia perché i Popolari si spaccherebbero dato che la maggioranza di essi, a partire dal loro Spitzenkandidat Weber ha negato qualsiasi possibilità di collaborazione con i nazionalisti.

Dunque, i nazionalisti rimarranno una minoranza marginale, come in passato.

Il terzo dato è che ci sarà una ampia maggioranza europeista nel Parlamento europeo. Popolari e Socialisti da soli non hanno più la maggioranza, ma restano il primo e secondo Gruppo con 179 e 150 seggi rispettivamente. I popolari perdono 37 seggi e i Socialisti e Democratici 34. Se Fidesz, il partito di Orban, verrà espulso dai Popolari (ora è sospeso), il PPE scenderebbe a 166 e la differenza sarebbe minima. Al terzo posto i Liberal-democratici con 107 seggi, in aumento di 38. Al quarto posto i Verdi con 70 seggi, in aumento di 18. Per avere una maggioranza assoluta in Parlamento basterebbero dunque 3 Gruppi: Popolari (anche con l’uscita di Fidesz), Socialisti e Democratici, e un gruppo tra Liberal-democratici e Verdi. Ma c’è anche la possibilità di una coalizione europeista che includa tutti e 4 e garantisca una maggioranza quasi dei 2/3, in grado di dominare l’agenda del Parlamento. I Popolari hanno maggiori convergenze con i liberal-democratici e i Socialisti e Democratici con i Verdi. Una coalizione a 3 metterebbe quindi uno dei due grandi partiti in una posizione di debolezza rispetto agli altri due. Una coalizione a 4 sarebbe più equilibrata.

Non sembra praticabile l’opzione di una coalizione progressista, auspicata in campagna elettorale dallo Spitzenkandidat socialista Timmermans. Da un lato perché non ci sono i numeri: la sinistra unita è accreditata di 38 seggi, in calo di 14 rispetto alla precedente legislatura. Sommati a Verdi, Socialisti e Liberali si arriverebbe a 365. Ne mancherebbero ancora 11 per arrivare a una maggioranza assoluta. Inoltre, la compatibilità politica tra Sinistra unita e Liberal-democratici non sembra esserci. Anche perché la Sinistra unita rispetto all’Europa ha posizioni molto diversificate, e in parte nazionaliste.

A livello europeo i nazionalisti complessivamente salgono di 18 seggi, le principali forze tradizionali, Popolari e Socialisti, ne perdono 71, ma Verdi e Liberali, che si sono invece caratterizzati per un messaggio fortemente europeista aumentano di 56. In sostanza lo spostamento complessivo rispetto alla legislatura precedente è minimo: le forze europeiste perdono 15 seggi e quelle nazionaliste ne guadagnano 18. Ma le prime mantengono insieme una maggioranza di quasi 2/3 e i nazionalisti non arrivano al 20% dei seggi. In Italia la percezione è opposta perché il successo delle forze nazionaliste è evidente, ma la loro forza nazionale non comporterà una rilevanza europea. Lungi dal rafforzare la capacità di influenza dell’Italia in Europa, rischia invece di accentuare l’attuale isolamento del governo italiano. L’ennesimo paradosso dei nazionalisti, che chiedono il voto per difendere gli interessi nazionali, ma sono nella peggior posizione per farlo.

Per il futuro dell’Europa sarà decisivo l’effetto psicologico del voto a livello europeo. I nazionalisti negli anni sono cresciuti grazie all’immobilismo delle forze europeiste, che non sono riuscite a riformare l’Unione e dare risposte adeguate ai cittadini su economia, sicurezza e migranti e hanno così permesso ai nazionalisti di fare campagna sulle contraddizioni dell’Unione. Se le forze europeiste tireranno un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo e torneranno al business as usual, alla gestione dell’esistente, allora apriranno la strada ad un’ulteriore crescita delle forze nazionaliste. Se invece interpreteranno il voto come un segnale che la maggioranza dei cittadini europei ha votato le forze europeiste perché vuole una riforma volta a rafforzare l’Unione e utilizzeranno questa legislatura in senso costituente allora potranno mettere a nudo le contraddizioni dei nazionalisti, che non hanno alcun progetto comune e alcuna idea comune dell’Europa.

Articolo pubblicato sul blog L’Espresso «Noi, europei» curato dall’autore.

Fonte immagine: Gioventù Federalista Europea.

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