Editoriale del Direttore

La Conferenza sul Futuro dell’Europa come opportunità di riformare i Trattati

, di Jacopo Barbati

La Conferenza sul Futuro dell'Europa come opportunità di riformare i Trattati
Capi di Stato e di Governo ai negoziati per il Trattato di Lisbona, 13/12/2007. Orginal from prezydent.pl (GFDL 1.2 <https://gnu.org/licenses/old-licens...> or GFDL 1.2 <http://www.gnu.org/licenses/old-lic...> ), via Wikimedia Commons

Nella settimana dedicata dalla JEF Europe alla storia e alla politica europea, in vista della Conferenza sul Futuro dell’Europa, oggi parleremo dei Trattati che regolano l’UE e delle opportunità che la Conferenza offre per modificarli.

L’Unione Europea è un organismo complesso, e come è noto è regolamentato da diversi trattati che ne governano il funzionamento. I principali sono il Trattato sull’Unione Europea (TUE) e il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), con i relativi protocolli, allegati e dichiarazioni; e il trattato che istituisce la Comunità Europea dell’Energia Atomica (CEEA o Euratom). Questi documenti rappresentano le fonti principali del diritto primario dell’Unione.

Un organismo complesso, si diceva, che richiede un sistema normativo altrettanto complesso e che necessita una revisione pressoché costante: i trattati europei sono stati emendati ben 13 volte dal 1952 a oggi (il famigerato “Trattato di Lisbona” in realtà non è un Trattato in quanto tale, ma un accordo - l’ultimo in ordine cronologico - che emenda il TUE e il TFUE), escludendo dal conto gli emendamenti sull’accesso e ritiro dei membri.

Un tentativo di semplificazione di questo sistema si espresse con la Convenzione europea sul futuro dell’Europa del 2003, che produsse il Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa, firmato a Roma nel 2004 da tutti i Capi di Stato e di Governo, con i rispettivi Ministri degli Esteri, degli allora 25 Stati membri (con l’aggiunta di Bulgaria, Romania e Turchia, allora candidati, che firmarono l’Atto finale). La proposta di Costituzione non è mai entrata in vigore in quanto i referendum nazionali di Francia e Paesi Bassi, nel 2005, diedero parere contrario alla ratifica, bloccando così del tutto il processo (che richiedeva l’unanimità).

Il nome Convenzione europea sul futuro dell’Europa può suonare familiare anche a chi segue la politica europea da tempi più recenti: richiama infatti la Conferenza sul Futuro dell’Europa, un progetto che verrà lanciato ufficialmente tra pochi giorni, il 9 maggio, e che è stato promosso congiuntamente dal Parlamento Europeo, dalla Commissione Europea e dal Consiglio Europeo.

L’idea è quella di dare spazio a tutti i cittadini europei, principalmente attraverso una piattaforma online (già raggiungibile) ma anche grazie a eventi fisici e virtuali, nella discussione di argomenti come il cambiamento climatico, salute, economia, diritti, istruzione, transizione digitale ma anche sul funzionamento della democrazia nell’UE, ergo sulla struttura dell’UE stessa.

Sebbene non sia espressamente previsto che questa Conferenza sia il preludio a una iniziativa costituente (del resto tale prerogativa è riservata a una Convenzione convocata dal Consiglio Europeo [1]), questa costituisce però un’occasione da non perdere per poter richiedere a gran voce la tanto necessaria revisione dei trattati e/o una assemblea costituente che finalmente possa dotare l’Unione Europea degli strumenti normativi per poter legiferare come una federazione e tutelare i propri cittadini in quelle aree (politica estera, difesa, economia ma anche sanità) dove l’azione dei governi nazionali, tramite il sistema intergovernativo del Consiglio Europeo, ha rappresentato storicamente un ostacolo.

I maggiori movimenti federalisti, che da decenni invocano una assemblea costituente per la federazione europea, hanno infatti espresso questo auspicio: dalla JEF Europe al CIME, passando ovviamente per la GFE, invitano a far sì che questa Convenzione non si traduca in parole o promesse vuote ma in fatti concreti, primo tra tutti l’Assemblea Costituente.

Come detto, però, la Conferenza non ha formalmente questo potere: allora come fare? Facendo in modo che la convocazione di una assemblea costituente sia fortemente richiesta dai cittadini durante questa Conferenza.

La piattaforma online è stata lanciata da poco e vede poche adesioni, ma se il buongiorno di vede dal mattino, allora siamo a buon punto: la seconda proposta più sottoscritta nella categoria “Democrazia europea” è Stronger together: A democratic European Federation firmata da Leonie Martin, la Presidente della JEF Europe, e che richiede espressamente la convocazione dell’Assemblea. Per essere precisi, le prime tre proposte più sottoscritte in quella categoria vengono da Martin, e quindi dalla JEF-Europe.

Un buon inizio, indubbiamente; però bisogna tenere alta l’attenzione e soprattutto fare in modo che la piattaforma sia partecipata affinché rappresenti veramente i bisogni dei cittadini europei. Questo devono fare media e associazioni, e questo faremo nel nostro piccolo noi di Eurobull. A partire dal 9 maggio, e fine alla fine della Conferenza, vi aggiorneremo periodicamente sulle proposte più sottoscritte e commentate, al fine di tastare il polso dell’opinione pubblica europea.

Perché questi trattati vanno cambiati, e non lo faranno da soli.

Note

[1Come specificato nell’Art. 48(3) del TUE

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