La contraddizione europea del M5S

, di Mario Dianda

La contraddizione europea del M5S

Se da un lato l’alleanza con la Lega per dar vita al governo giallo-verde non lascia molto spazio a dubbi sull’euroscetticismo del movimento fondato da Beppe Grillo, dall’altro una recente analisi realizzata dall’Istituto Cattaneo ne fa emergere invece tutte le ambiguità e contraddizioni. Infatti, la linea politica del movimento sul tema Europa non è mai stata chiarita dallo stesso, che rivendica la propria indipendenza e alternativa al modello destra-sinistra, europeismo-sovranismo, euro-NOeuro. Basti pensare al famoso referendum sulla moneta unica, evocato a più riprese da Grillo, ma sul quale i rappresentanti pentastellati non hanno mai dato una chiara indicazione di voto (circostanza piuttosto anomala per chi propone un referendum) e al fatto che nella campagna elettorale che ha portato alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 Di Maio abbia affermato che per lui l’adesione all’euro e alla UE non sono mai state in discussione. Salvo poi allearsi con la Lega, partito chiaramente e apertamente sovranista ed euroscettico.

Al di là della tendenza post-ideologica di definirsi “né di destra né di sinistra” che caratterizza fortemente i 5stelle in Italia, il funzionamento del Parlamento Europeo di fatto obbliga i rappresentanti dei singoli partiti nazionali a fare macro-alleanze una volta eletti, al fine di poter accedere a una serie di vantaggi garantiti solo ai gruppi parlamentari (risorse, incarichi in commissione, tempi di intervento ecc). E anche il Movimento 5 Stelle, nel 2014, dopo aver scartato l’iniziale idea di non allinearsi a nessuno e quindi collocarsi in una sorta di gruppo misto non riconosciuto, ha scelto di perseguire questa strategia. La prima proposta di accordo fu fatta al gruppo dei Verdi, che rifiutarono. A quel punto i pentastellati europei virarono sull’accordo con l’Ukip di Nigel Farage, probabilmente il partito più euroscettico tra quelli presenti al Parlamento Europeo, il promotore della Brexit, grande vincitore del referendum britannico del 2016. Il Movimento 5 Stelle si è così fortemente connotato per i suoi tratti antieuropeisti sia all’interno che al di fuori dei confini nazionali. Per questo, la richiesta di aderire al gruppo ultraeuropeista e liberale dell’Alde, avanzata circa due anni fa dai parlamentari grillini, è sembrata una grandissima contraddizione. Ma era davvero così?

Per rispondere a questa domanda, non abbiamo voluto limitarci agli accordi tecnici o fattuali che il movimento ha fatto con l’Ukip nel Parlamento Europeo o con la Lega al momento della stipula del contratto di Governo in Italia, ma abbiamo voluto andare più nello specifico, analizzando voto per voto, quali sono state le convergenze dei 5 stelle all’interno del PE, grazie ai dati recentemente riportati dall’Istituto Cattaneo. Ciò che avremmo potuto aspettarci è una grande convergenza di voto con l’Ukip, vista l’appartenenza allo stesso gruppo parlamentare, l’EFDD (Europe of Freedom and Direct Democracy) e una altrettanto significativa convergenza con la Lega, partner di governo in Italia e con il Front National, vista la condivisa base euroscettica. Invece i numeri dicono esattamente il contrario: il Movimento 5 Stelle ha votato in sintonia con l’Ukip solo nel 20% dei casi, fatto che evidenzia un’appartenenza solo fittizia al gruppo comune, che è stato probabilmente frutto di una necessità tecnica e non di una convergenza politica. Anche con il Front National e con la Lega le cose non sono andate tanto meglio, visto che c’è stata una condivisione della linea politica rispettivamente solo nel 36% e nel 43% dei casi.

La situazione si presenta invece completamente ribaltata rispetto alla precedente se si analizza la sintonia di voto con i partiti progressisti ed ecologisti: il Movimento 5 Stelle, nel Parlamento Europeo, ha votato come il Partito dei Socialisti e Democratici Europei (S&D, gruppo di cui fa parte anche il Partito Democratico italiano) nel 71% dei casi e come i Verdi Europei addirittura nel 74% dei casi. In particolare, con questi ultimi, la condivisione della linea politica è quasi totale su temi importanti come: uguaglianza di genere (93%), libertà civili, giustizia e affari interni (88%) e ambiente e sanità pubblica (84%). Più in generale, si nota anche come il movimento abbia fatto parte della maggioranza parlamentare vincente nel 69% delle votazioni ed è importante sottolineare che la maggioranza, nel Parlamento Europeo, è formata da una grande coalizione tra Socialisti e Popolari. Quanto evidenziato è veramente dirompente, poiché se fosse trasposto in Italia, sarebbe come affermare che i pentastellati nel 69% dei casi votano come il Partito Democratico e Forza Italia. Solo per dare un altro termine di paragone, l’Ukip ha fatto parte di una maggioranza vincente al Parlamento Europeo solo nel 5% delle votazioni.

Ma non si tratta dello stesso Movimento 5 Stelle che in Italia ha completamente assecondato la linea politica di Salvini sull’immigrazione, con l’avallo alla chiusura dei porti e al “sequestro” della nave Diciotti, con i suoi ministri che si sono autodenunciati per sostenere che la linea di Salvini era la stessa del Governo e con i suoi parlamentari che hanno respinto la richiesta di autorizzazione a procedere contro il vicepremier leghista proprio in merito al caso Diciotti? Scendendo ancora di più nello specifico e analizzando le votazioni che hanno riguardato il tema immigrazione, rispetto al quale tutti i partiti euroscettici hanno una linea politica abbastanza comune, la situazione che emerge è ancora più eclatante. Infatti, il Movimento 5 Stelle sulla policy migratoria ha votato come Ukip e Front National rispettivamente nel 7,3% e nell’8% dei casi. È andata un po’ meglio con la Lega, rispetto alla quale l’omogeneità di voto ha raggiunto il 28%.

Ciò che questi dati fanno emergere è una contraddizione ancora più forte di quanto prospettato all’inizio tra la politica seguita dai grillini in Italia e quella messa in campo nel Parlamento Europeo, dove i “compagni di viaggio” sono stati molte più volte i socialisti, i progressisti e gli ecologisti, piuttosto che i sovranisti, i nazionalisti e gli anti-europeisti. Una contraddizione che probabilmente è stata tollerata dai vertici del movimento perché lontana dalla luce dei riflettori e dal dibattito pubblico e che probabilmente è provocata dal fatto che i pentastellati eletti nel 2014 al PE erano perlopiù quelli della linea ortodossa delle origini, decisamente più qualificabile come “di sinistra” (per quanto anomala) rispetto a quella attuale. Quello che accadrà invece dalle elezioni del 2019 in poi, dipenderà molto dalla composizione delle liste europee, che probabilmente risentiranno della linea governista della maggioranza parlamentare giallo-verde in Italia. Dato però che le contraddizioni sul tema europeo hanno da sempre contraddistinto il Movimento 5 Stelle, non è da escludere che Di Maio&Co decidano di proseguire su una tendenza politica double-face: sovranista in Italia ed europeista in Europa.

Fonte immagine: Flickr

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