La difesa dei beni comuni europei non dipende dalla nazionalità

, di Piergiorgio Grossi

La difesa dei beni comuni europei non dipende dalla nazionalità

In Italia la Lega (il vice ministro Matteo Salvini) e il M5S (il sottosegretario Stefano Buffagni) si sono scandalizzati che un italiano, Sandro Gozi, sia stato nominato Consigliere per la politica europea nel governo francese usando termini come «fa gli interessi francesi» e «vomitevole»!

Ricordiamo che è ormai consolidata e meritevole abitudine affidare la responsabilità della direzione di istituzioni che si occupano di beni comuni europei, quali l’arte, la cultura e la ricerca scientifica alle persone che si ritengono più qualificate e competenti indipendentemente dalla provenienza nazionale della persona.

Esempi?

Gli Uffizi di Firenze sono diretti dal tedesco Eike Schmidt; il Wiener Staatsoper (teatro dell’opera di Vienna) è diretto dal francese Dominique Meyer; la Scala di Milano è diretta dall’austriaco Alexander Pereira; Gabriele Finaldi, italo-inglese, è passato dalla direzione del Prado di Madrid a quella della National Gallery di Londra; l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) con sede a Parigi è diretta dal tedesco Sven Wollner; l’organizzazione europea per la ricerca nucleare CERN che ha sede a Ginevra è diretta dall’italiana Fabiola Gianotti; i Berliner Phiharmoniker sono diretti dal russo Kirill Petrenko. Uno dei principali centri studi europei, l’Institut Jacques Delors, fondato da Delors stesso con sedi a Parigi e Berlino è stato presieduto da francesi (Pascal Lamy), portoghesi (Antonio Vitorino) e italiani (Tomaso Padoa Schioppa e l’attuale Enrico Letta). Non contiamo poi le innumerevoli cattedre universitarie affidate a professori provenienti da altri paesi.

In tutti questi ambiti non conta la nazionalità ma la competenza. Ben venga quindi che anche la politica, quando si occupa di beni comuni europei affidi compiti a persone competenti senza preoccuparsi della nazionalità, come ha fatto il governo francese con Sandro Gozi, presidente dell’Unione dei Federalisti Europei (UEF).

Articolo pubblicato sul blog «Europa in movimento».

Fonte immagine: Flickr.

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