La nuova Commissione von der Leyen e le sfide di fronte all’Europa

, di Roberto Castaldi

La nuova Commissione von der Leyen e le sfide di fronte all'Europa

La Commissione von der Leyen ha ottenuto l’investitura del Parlamento Europeo: 461 favorevoli, 157 contrari e 89 astenuti. Una maggioranza, più ampia di quella della precedente Commissione Juncker, cui hanno partecipato i grandi partiti europeisti (Socialisti e Democratici, Renew Europe e Popolari europei), tranne i Verdi, e solo alcuni parlamentari dei gruppi euroscettici e nazionalisti e dei non iscritti. Il M5S - la cui richiesta di adesione ai Verdi è stata rifiutata, perché considerati un movimento non democratico - si è spaccato con 10 a favore, 2 contro e 2 astenuti. Fratelli d’Italia e la Lega hanno votato contro la nuova Commissione, a differenza di Forza Italia che ha votato a favore con gli altri Popolari europei. Se sui social media stamattina i nazionalisti nostrani si erano illusi di bloccare la nuova Commissione, il voto reale ha confermato ancora una volta la loro debolezza e irrilevanza a livello europeo.

Negli stessi giorni in cui in Italia vengono pubblicati sondaggi aberranti rispetto alla percezione pubblica relativa alle violenze sulle donne e le nomine relative a Cassa Depositi e Prestiti prevedono un board in cui le donne non hanno alcuna delega, in Europa entra in carica la prima Presidente donna della Commissione, che ha quasi raggiunto la parità di genere tra gli altri Commissari (12 donne e 14 uomini), ha imposto una piena parità di genere nei Gabinetti di tutti i Commissari e si è impegnata a una piena parità a livello dirigenziale entro il termine del suo mandato. Un segnale incoraggiante, anche per un Paese arretrato come l’Italia da questo punto di vista.

Il discorso della Presidente von der Leyen si è concentrato sul fatto che l’UE deve concentrarsi su alcune grandi questioni, come il contrasto al cambiamento climatico, su cui l’UE deve prendere la leadership sul piano globale, creando al contempo un’economia sostenibile, dinamica e di successo; la sfida digitale, su cui l’Europa è indietro rispetto a USA e Cina; una soluzione europea rispetto alle migrazioni; e una capacità di contare sul piano mondiale e di contribuire alla gestione e al superamento delle crisi geopolitiche tutto intorno all’Europa.

Vedremo se l’UE riuscirà ad affrontare con successo queste priorità. Ma almeno la Commissione mostra di essere consapevole di quali siano le grandi sfide da cui dipende davvero il futuro degli europei. Nel 2020 partirà una Conferenza sul futuro dell’Europa, che Francia e Germania propongono duri fino al 2022, affrontando temi istituzionali e soprattutto le politiche. Per definire le politiche pubbliche europee abbiamo già delle istituzioni europee. Il senso di una Conferenza sul futuro dell’Europa dovrebbe essere quello di affrontare i nodi che ancora paralizzano l’UE in molti campi. Ovvero predisporre una riforma dei Trattati che permetta di superare il voto all’unanimità in tutto il sistema decisionale dell’UE, inclusa la riforma e ratifica dei Trattati, di dare all’UE i poteri che le mancano in materia fiscale, di politica estera, di sicurezza e difesa, di rappresentanza esterna, necessari a renderla un vero attore sul piano mondiale. E dato che il mondo non aspetta, la Conferenza dovrebbe essere breve per aprire una fase costituente di riforma da concludersi entro il 2022, ovvero da realizzarsi nell’attuale ciclo politico, prima delle elezioni in Francia e in Italia, che rappresentano le principali incognite politiche, che potrebbero poi impedire l’implementazione di qualsiasi proposta di riforma emersa.

Articolo pubblicato sul blog L’Espresso «Noi, europei» curato dall’autore.

Fonte immagine: Commissione europea.

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