Le contraddizioni dei nazionalisti e dei loro alleati

, par Roberto Castaldi

Le contraddizioni dei nazionalisti e dei loro alleati

Salvini a Milano ha chiamato a raccolta i leader dell’estrema destra europea. Ma il tentativo di fingersi uniti, alleati e con un’idea comune sull’Europa è un bluff. Infatti non sono nemmeno riusciti a definire un Manifesto elettorale comune ed un proprio candidato alla Presidenza della Commissione. Così non sono mai stati rappresentati nei dibattiti tra i candidati dei vari partiti europei, e non hanno mai dovuto esprimere quale sia il loro progetto per l’Europa. Perché la verità è che non ne hanno nessuno ! Prima volevano uscire dall’UE o dall’Euro, ma dopo il disastro della Brexit non hanno più nemmeno il coraggio di provare a dire ciò che in realtà vorrebbero, e si devono accontentare di cercare di distruggere l’UE dall’interno.

La maggior parte dei leader nazionalisti del nord e dell’est considera l’Italia e il suo debito pubblico come uno dei maggiori problemi per l’Europa e non vuole rischiare di pagare per la dissennatezza della politica italiana, cioè di Salvini ! Sui migranti tutti d’accordo sul non farli arrivare – anche quelli che ne avrebbero diritto, in quanto perseguitati e intitolati all’asilo - ma nessuno di loro è disposto ad accettare che si tratti di un problema europeo, e che i rifugiati dovrebbero essere quindi distribuiti equamente tra i vari Paesi. Salvini si erge a potenziale leader di tutti coloro che sono sistematicamente contro gli interessi europei dell’Italia. In comune hanno solo il fatto di guardare con simpatia ai tentativi di limitare l’autonomia del giudiziario e la libertà di stampa e società civile in Ungheria e Polonia, e al regime di Putin, da cui apparentemente molti di loro traggono significativi sostegni economici, come emerso con lo scandalo in Austria - che ha colpito l’estrema destra austriaca alleata di Salvini - che sta portando a nuove elezioni, e come hanno mostrato le inchieste de L’Espresso sui contatti tra Lega e Russia.

Sono uniti solo dal nazionalismo anti-europeo. Dal desiderio di demolire quel poco di sovranità europea che è stata costruita finora – sul piano monetario, commerciale e doganale, del mercato unico e l’anti-trust, e della libera circolazione – e che ci permette di contare ancora qualcosa nel mondo, almeno sul piano economico. Mentre siamo irrilevanti sul piano politico e militare, dove la sovranità è rimasta nazionale. E non stupisce infatti che Putin, Trump e Xi Jinping guardino con simpatia ai loro tentativi di demolire l’UE aprendo loro la strada per una spartizione delle spoglie europee.

Le loro politiche sono l’opposto di quanto sostiene Papa Francesco, ma non si vergognano di baciare il rosario in pubblico e affidarsi alla Madonna, il tutto mentre diffondono xenofobia, razzismo e intolleranza in misura tale da costringere l’ONU a scrivere al governo italiano che il Decreto Sicurezza bis proposto da Salvini violerebbe i diritti umani. Un fatto inaudito, che ci dice verso quali abissi ci stiamo incamminando.

Il nazionalismo è la guerra, come ci ha ricordato anche recentemente il Presidente Mattarella. Per questo i nazionalisti cercano di travestirsi, presentandosi come “sovranisti”. Ma per ridare sovranità ai cittadini nel XXI secolo serve costruire una maggiore sovranità europea, non certo tornare alle sovranità nazionali ottocentesche, inutili in un mondo in cui contano solo gli Stati di dimensioni continentali, come USA, Cina, Russia, India.

E tutto ciò mostra le contraddizioni e il ridicolo di nascondere la realtà dei loro alleati attuali e potenziali. Così vediamo Di Maio attaccare l’estrema destra europea, senza pensare che essa è al governo in Italia grazie ai suoi voti, come tempestivamente ha osservato Zingaretti. O Berlusconi che finge di sperare in un’alleanza in Europa tra Popolari e “sovranisti illuminati”, come non sapesse che i Popolari hanno sospeso il partito di Orban e hanno escluso qualsiasi forma di collaborazione con i nazionalisti anti-europei. O Meloni che in un’intervista mostra di credere che la Lega faccia parte dei Popolari e auspica che si alleino con i Conservatori e riformisti cui aderiscono i suoi Fratelli d’Italia, insieme al PIS di Kaczynski che sta smantellando lo stato di diritto in Polonia. I Conservatori e Riformisti almeno un programma e un candidato alla Presidenza della Commissione, Jan Zahradil, ce l’hanno : chiede di ridare tutti i poteri e le competenze agli Stati membri e toglierli alle istituzioni europee. Nei dibattiti tra i candidati è emerso che loro non vogliono che l’UE tassi le multinazionali digitali, chiuda i paradisi fiscali, tassi le emissioni inquinanti, si doti di risorse proprie per gli investimenti e la garanzia contro la disoccupazione, suddivida i rifugiati tra tutti i Paesi membri, controlli le frontiere, stabilizzi l’area di vicinato : tutte cose che eventualmente che secondo loro dovrebbero fare i singoli Stati membri, se lo vorranno : un modo sicuro per non fare nulla di tutto questo !

Colpisce in particolare la scelta di Berlusconi. Nel momento in cui i sondaggi mostrano che in Italia c’è ancora una larga fetta di moderati favorevoli all’Europa, la salvezza di Forza Italia starebbe in una linea chiaramente pro-europea (come quella di Tajani che parla di costruire una vera sovranità europea) e radicalmente opposta al nazionalismo salviniano, per spingere gli elettori di centro-destra a votare per FI e non per la Lega o FdI. Invece insegue la Lega in vista delle elezioni nazionali, contando o sperando che il governo giallo-nero cada presto, e che un centro-destra a trazione leghista possa vincere le prossime elezioni. Impossibile dire con quale linea rispetto all’Europa e alla tutela dei diritti umani.

E così emergono le contraddizioni, inevitabili, dei nazionalisti e di chi per ragioni di potere è alleato o ambisce ad allearsi con loro.

Articolo pubblicato sul blog L’Espresso « Noi, europei » curato dall’autore.

Fonte immagine : Wikipedia.

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