LeiÈStoria: Gerda Taro

, di Rebecca Wenmoth, tradotto da Giulia Zappaterra

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LeiÈStoria: Gerda Taro
Gerda Taro allena il suo talento. Foto da Ur Cameras, Flickr: dominio pubblico

La storia non è composta da un semplice susseguirsi di fatti, ma piuttosto dal modo in cui conserviamo nella memoria e interpretiamo gli avvenimenti. La comprensione socialmente costruita che abbiamo del mondo dell’epoca e del mondo attuale plasma ciò che ricordiamo e come lo ricordiamo.

La storia delle donne europee viene spesso schiacciata sotto il peso delle strutture patriarcali che ancora perdurano, non è quindi affatto raro che il contributo delle donne nella scienza, nell’arte, nella politica o in altri campi sia, quando va bene, sminuito e, quando va male, dimenticato.

L’articolo che segue rientra nella rubrica “LeiÈStoria”, che presenta la vita ispiratrice di donne che hanno servito il nostro continente. Con questa rubrica desideriamo contribuire a correggere lo squilibrio creato dal prisma collettivo attraverso il quale percepiamo la storia, nonché a informare sia la nostra redazione che i lettori sui traguardi e le innovazioni di queste donne d’Europa.

Puoi trovare la presentazione della rubrica in questo articolo.

Gerta Pohorylle, conosciuta anche come Gerda Taro (1 agosto 1910 – 26 luglio 1937) era una fotografa ebrea tedesca famosa per il suo lavoro in occasione della guerra civile spagnola.

Taro, figlia di una famiglia di emigrati spagnoli stabilitasi a Stoccarda, cominciò a interessarsi agli ideali politici di destra e rifiutò il nascente nazismo. Addirittura, nel 1933 venne arrestata per aver distribuito volantini di propaganda antinazista. In quell’anno, il partito di Adolf Hitler rafforzò il proprio potere e la famiglia Pohorylle fu costretta a fuggire dalla Germania. Taro decise di trasferirsi a Parigi, mentre altri suoi parenti scapparono in Inghilterra e in Palestina. La ragazza non li rivide mai più.

Mentre lavorava a Parigi, Taro incontrò un giovane ungherese di nome Endre Friedmann (conosciuto con lo pseudonimo Robert Capa), grazie al quale imparò i segreti del fotogiornalismo. I due si innamorarono e cominciarono a lavorare insieme. A questo periodo risale l’invenzione dei rispettivi pseudonimi, per evitare i pregiudizi antisemiti e xenofobi che avrebbero impedito a due rifugiati ebrei sconosciuti di trovare un impiego.

Capa e Taro coprirono la guerra civile spagnola dopo il suo scoppio nel 1934. L’evento permise alla talentuosa fotogiornalista di farsi conoscere, anche se una parte del suo lavoro fu attribuita erroneamente a Capa. Proprio in Spagna, a soli 26 anni, Gerda Taro perse la vita in un tragico incidente con un carrarmato. Onorata come figura antifascista, il suo funerale si svolse a Parigi in presenza di migliaia di persone.

Taro e Capa vengono ricordati nella canzone “Taro” del gruppo britannico Alt-J, mentre in Italia la storia della fotografa è stata recentemente raccontata dalla scrittrice Helena Janeczek nel libro vincitore del Premio Strega “La ragazza con la Leica” (Guanda, 2017).

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