Sentirsi europei

, di Gianluca Bonato

Sentirsi europei

Nella culla della civiltà mondiale c’è un popolo, quello europeo, che vuole scrivere una grande pagina di storia, che parla di democrazia, futuro, pace, innovazione, concretezza, risposte. Un’ unica grande bandiera blu a stelle gialle, che sventola maestosa e imponente, spinta dall’aria federalista, in cui ogni persona possa identificarsi. Per farlo bisognerà contrastare e vincere l’ondata sovranista che vuole affievolire il vento e far collassare quella bandiera su sé stessa. 26 maggio 2019: su o giù.

Perché sentirsi europei? E perché quindi andare a votare alle elezioni europee del 26 maggio? Qualche motivo c’è. Eccone alcuni.

Siamo europee ed europei perché non presupponiamo che a ogni confine ci sia un muro. Perché, grazie a Schengen, possiamo prendere un Flixbus o un Ryan Air e andare a trovare un amico a Monaco o Parigi; possiamo fare un interrail d’estate e scoprire la penisola iberica, fra Catalogna, Andalusia, Algarve. Perché, da studenti, grazie all’Erasmus, andiamo a studiare alcuni mesi a Varsavia, o ascoltiamo la lezione di un professore di York e, da lavoratori, grazie al mercato unico europeo, l’azienda dove siamo impiegati fa il 50% del fatturato tra Francia, Germania e Regno unito, o il ristorante dove lavoriamo d’estate accoglie turisti tedeschi, olandesi, danesi.

Siamo europee ed europei perché, come dice una delle innumerevoli cit. attribuite a Winston Churchill, “ci siamo combattuti per secoli per riconoscerci diversi”. Perché la christianitas, l’illuminismo, il romanticismo fanno parte della civiltà europea; perché Kant ha influenzato tutta la filosofia europea, non certo solo quella in lingua tedesca, e, se Baudelaire ha aperto le porte della poesia moderna, questo non è avvenuto certo solo per le opere scritte in francese. O, come diceva Umberto Eco, “c’è un’identità di spirito europeo perché tutta la storia del pensiero occidentale non è altro che un commento a Platone”.

Siamo europee ed europei perché ci siamo sì combattuti per secoli; ci siamo uccisi in cento guerre, grandi e piccole, nei trecento anni precedenti all’inizio del processo di integrazione europea; 80 milioni di persone sono morte fra Prima e seconda guerra mondiale; ma, dopo quelle immani stragi, abbiamo scelto la pace. Perché nel 1970 l’allora cancelliere tedesco Willy Brandt si è inginocchiato in una visita al ghetto ebraico di Varsavia; a settembre 1984, François Mitterrand e Helmut Kohl si sono stretti le mani davanti al memoriale dei caduti di Verdun; le costituzioni dei Paesi europei respingono fermamente i nazifascismi. Perché l’Unione europea ha vinto nel 2012 il Nobel per la Pace.

Siamo europee ed europei perché in Europa sono nate le idee di democrazia, Stato di diritto, parità fra uomo e donna, giustizia sociale, libertà, difesa delle minoranze; in Europa sono nati i diritti umani. Perché tali valori e diritti sono protetti dalle costituzioni europee e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue. Perché abbiamo letto Cesare Beccaria e rinneghiamo la pena di morte, tanto che nell’Unione europea non accettiamo Stati il cui sistema giudiziario uccide. Perché pensiamo che sia doveroso curare chiunque ne abbia bisogno, con sistemi sanitari pubblici, crediamo nell’istruzione pubblica e, sebbene rappresentiamo solo il 7% della popolazione mondiale e produciamo il 20% del pil mondiale, spendiamo il 50% del welfare nel mondo.

Siamo europee ed europei perché la globalizzazione degli scambi economici, finanziari, sociali ha reso i singoli Stati europei irrilevanti: scriveva Luigi Einaudi nel 1954 che gli Stati europei da soli “sono polvere senza sostanza […] il problema non è fra l’indipendenza e l’unione; ma fra l’esistere uniti e scomparire”. Scomparire come civiltà europea e avere forse solo la possibilità di scegliersi un padrone, che siano USA, Cina, Russia, India o qualcun altro. Perché, se non ci uniremo, dovremo subire un qualche sistema politico diverso dalla democrazia liberale europea. Perché tutte le principali questioni politiche di oggi sono questioni quanto meno europee: il riscaldamento climatico, la non-proliferazione nucleare, le migrazioni, la rivoluzione tecnologica e del mondo del lavoro, per citarne alcune. Perché l’interesse nazionale è l’interesse europeo.

C’è però, infine, una ragione determinante per la quale non ci sentiamo abbastanza europee ed europei. Il fatto che non esiste ancora una democrazia federale europea. Per diventarlo, non basta che in Europa ci sia una comunità di destino; servono anche decisioni politiche in tal senso. L’elezione del nuovo Parlamento europeo il 26 maggio sarà fondamentale per stabilire che strada prenderà il processo di integrazione.

Fonte immagine: Movimento Federalista Europeo.

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