Perché è necessaria una politica federale sull’immigrazione ?

, di Thomas Buttin

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Perché è necessaria una politica federale sull'immigrazione ?

Che spettacolo desolante! Nelle ultime settimane, la questione dei flussi migratori venuti dalla Libia è stata posta nella prima pagina dei media in Europa. Pochi giorni dopo il blocco della nave Aquarius nel Mar Mediterraneo, ove l’Italia e la Francia hanno rifiutato di consentire ai migranti a bordo di attraccare nel porto più vicino, come previsto per il Diritto Internazionale del Mare, una nuova nave è stata bloccata in mare. Lifeline è divenuto il nuovo simbolo delle lotte politiche e degli scontri tra stati europei sulle questioni migratorie, a scapito del rispetto della dignità umana e dei valori europei.

Lo scorso fine settimana, i leader di sedici paesi europei si sono riuniti a Bruxelles per cercare di allentare le tensioni all’interno dell’Unione. Questo summit mini-europeo, convocato su richiesta di Jean-Claude Juncker, non ha ancora adempiuto alla sua missione: l’assenza di diversi paesi dell’Europa centrale e orientale (Polonia, Ungheria, Republica Ceca e Slovacchia) non ha che evidenziato l’impossibile sfida, ovvero la mancanza di volontà comune nel concordare la gestione dei flussi migratori. I commenti scambiati tra i rappresentanti francesi e italiani hanno anche “contaminato” le relazioni diplomatiche. Tutti concordano, tuttavia, sulla necessità di rafforzare le frontiere esterne dell’Unione europea e che si tratti di una questione completamente europea.

Queste persistenti difficoltà degli ultimi anni riflettono l’inadeguatezza del funzionamento attuale per rispondere alla sfida che porti gli Stati membri a concordare insieme su una gestione comune e non isterizzata della politica europea di accoglienza e immigrazione. Ecco perché abbiamo bisogno di una politica federale sull’immigrazione. Non è solo un auspicio, è diventata indispensabile...

Per consentire una politica coerente et dignitosa

La politica comune in materia di asilo, immigrazione e controllo delle frontiere esterne è una competenza condivisa tra l’Unione europea e gli Stati membri nel rispetto del principio di solidarietà. Tuttavia, la situazione dei migranti e la mancanza di una gestione della solidarietà tra i paesi europei sollevano alcune preoccupazioni. Gli Stati membri, preferendo respingere le proposte della Commissione europea, non istituiscono una politica comune. Hanno creato un meccanismo «ognuno per sé» e relazioni bilaterali volte a esternalizzare il controllo delle frontiere europee via la creazione di hotspot. È responsabilità collettiva dell’Unione che questa politica divenga finalmente coerente, prendendosi cura dei richiedenti asilo che sono dignitosi e rispettosi dei diritti fondamentali e del diritto internazionale.

Per salvare l’area Schengen

L’attuale crisi politica innescata dall’impossibilità di un accordo tra capi di stato e governo non è sostenibile duraturo. Le visioni egoistiche e egocentriche sul proprio paese denotano un fatto reale e inevitabile: l’area Schengen è infatti uno spazio unico di libertà e di circolazione con confini comuni, le frontiere europee. La situazione attuale è davvero rischiosa in quanto vi è un ripristino delle frontiere interne dello Stato da parte delle autorità nazionali, mettendo a rischio lo spazio Schengen. Una gestione federale delle frontiere europee, con l’istituzione di guardie costiere europee e guardie di frontiera, sarebbe più efficace.

Per evitare regole eterogenee e un diritto ineguale

Poiché la politica di asilo e immigrazione è una competenza condivisa, l’Unione e gli Stati possono legiferare in questo settore. Questo non è senza alcuni problemi da un punto di vista di uniformità del diritto o certezza giuridica. Ma si tratta anche di prevedere contraddizioni dannose tra diritto nazionale e diritto europeo, come la recente legge francese sull’immigrazione.

Nello stesso modo, se le prospettive future sono desolanti, la riforma del sistema europeo di asilo, e in particolare il controverso sistema di Dublino, è inevitabile. Che si tratti del rispetto del principio di solidarietà tra gli Stati membri, o del principio di uguaglianza, o semplicemente del buon senso, il regolamento di Dublino non è praticabile. I tentativi di ricollocazione sono stati inefficaci e oggi si tratta di trovare un nuovo meccanismo egualitario: la gestione federale da parte di un’amministrazione federale del trattamento delle domande di asilo e l’accoglienza delle persone.

Per preservare l’Unione europea

L’Europa si sta frammentando su questa questione migratoria. I paesi dell’Europa centrale e orientale non accettano una politica europea di gestione delle migrazioni, considerando una società cosmopolita come una minaccia alla loro identità nazionale e culturale. L’Austria e ora l’Italia, sono guidate da governi anti-immigrazione che rifiutano il «diktat» di Bruxelles. Se l’Unione europea desidera sopravvivere sotto queste tensioni, sembra necessario portare coerenza allo spazio europeo attraverso una politica federale in materia di asilo, immigrazione e controlli alle frontiere europee. Privare gli Stati membri di queste competenze sembrerebbe essere l’unica soluzione praticabile e coerente alla risoluzione, non della crisi migratoria, ma a questa crisi politica che si sta trascinando all’interno dell’Unione europea.

Esiste tuttavia un problema: l’attribuzione di tale competenza esclusiva all’Unione europea è il potere degli Stati membri... non è sicuro che accetti il balzo federale della questione. Solo il futuro lo dirà, ma sarà interessante seguire con attenzione i dibattiti e i risultati di quello che sarà il Consiglio europeo questo giovedì.

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