Restiamo umani. La GFE a Ventimiglia su Europa e immigrazione

, di Giulio Saputo

Restiamo umani. La GFE a Ventimiglia su Europa e immigrazione

Quando si affronta una tematica complessa come quella dell’immigrazione occorre farlo con cognizione di causa.

Ogni giorno, attraverso proclami sui giornali ed in TV, gli sciacalli della politica marciano in modo spaventoso sulla xenofobia e sulla paura del «diverso». Ci troviamo a cercare di analizzare una realtà molto spesso distorta e strumentalizzata per meri fini elettorali da una propaganda priva di un fondamento concreto. Quel che è certo è che abbiamo davanti ai nostri occhi una catastrofe umanitaria rappresentata non solo dalle migliaia di morti in mare nel tentativo di attraversare il Mediterraneo (quasi 3500 nel solo 2015 secondo i dati Oim) o su altri percorsi in condizioni ugualmente estreme, ma anche dal tracollo della solidarietà e del rispetto dei diritti umani dentro e fuori i confini dell’Europa.

Ricorrendo alla «scusa» del continuo stato di emergenza, per mesi le istituzioni nazionali ed europee non sono giunte ad alcuna forte presa di posizione. L’opinione pubblica si è nel frattempo assuefatta alla mediocrità delle soluzioni proposte e, cosa ancora peggiore, ha iniziato a contare le morti trasmesse dai TG come numeri su di una tabella in una sorta di nichilistica rassegnazione ben lontana dalle reazioni che avrebbe dovuto dimostrare il luogo di nascita dei diritti umani contemporanei. Per uscire da questo stato di disumanizzazione sono state necessarie le immagini di un bambino morto sulle coste della Turchia che hanno scosso cittadini e politici permettendo qualche risposta ancora troppo pavida.

Le morti non si sono certo interrotte sulle «rotte della speranza», né è migliorato lo stato in cui vengono abbandonati per mesi i migranti in centri di raccolta privi delle strutture necessarie a garantire l’accoglienza. Uno dei principali problemi connesso alla sfida d’innanzi a cui è posta l’Europa è l’incrinarsi dei rapporti tra gli Stati membri nell’incapacità di trovare una soluzione unica a un problema comune. La risposta dei singoli Paesi europei è spesso dettata dalla mancanza di solidarietà e dalla paura: vengono innalzati muri ai confini attraverso la mobilitazione di eserciti e polizie, vengono rimesse in dubbio la libertà di circolazione e Schengen, si trovano accordi sulla ripartizione delle quote dei migranti in nome di una «Europa ridicola» (così definita dallo stesso Presidente della Commissione europea).

Crescono così i movimenti di stampo chiaramente xenofobo e divengono sempre più comuni i casi di trattamenti disumani «istituzionalizzati». Come non ricordare le persone catalogate con dei numeri sulle braccia in Repubblica Ceca? Sono tutte immagini di un’Europa al collasso che ci riportano indietro al Secolo scorso. Eppure, guardando al numero di rifugiati accolti dagli Stati europei, lo troviamo decisamente modesto se comparato a quello di altri Paesi del mondo (secondo i dati dell’Unhcr). In media, infatti, se l’Italia accoglie un rifugiato ogni mille persone, ben al di sotto della Svezia (con più di 11 rifugiati ogni mille) o della Francia (3,5 ogni mille), abbiamo in Medio Oriente Paesi come il Libano, al confine con la Siria, che ospita quasi un milione e mezzo di rifugiati, pari a un quarto della propria popolazione. Dunque, anche se non abbiamo una vera e propria «migrazione biblica», si deve comprendere che il problema dei flussi non può essere trattato come una qualsiasi calamità passeggera, poiché è chiaramente connaturato nel periodo storico che stiamo vivendo (disparità economiche tra Stati nell’epoca della globalizzazione) e nell’instabilità geopolitica di aree sempre più estese in seguito alla fine del bipolarismo USA/URSS.

L’Europa non può con gli strumenti istituzionali che ha al momento a disposizione dare una soluzione definitiva: è necessaria una politica unica per l’asilo, l’accoglienza, l’immigrazione e una politica estera europea per il rilancio dello sviluppo e la stabilizzazione dei Paesi da cui originano i flussi migratori. Per far questo l’Unione europea deve al più presto dotarsi di un bilancio basato su risorse proprie e completare i passaggi che le mancano per divenire uno Stato federale. Solo allora potremo reagire in qualche modo a queste sfide, assumendoci le responsabilità di proporre soluzioni internazionali e di non rappresentare più per il mondo un poco utile «gigante dai piedi di argilla».

Con il patrocinio della Camera dei Deputati, la Gioventù Federalista Europea organizzerà un evento aperto a tutti a Ventimiglia il prossimo 7 novembre proprio per cercare di fare chiarezza su quello che sta succedendo in Europa e per esplicitare queste proposte con un’analisi della problematica dell’immigrazione. Abbiamo scelto di organizzare questa iniziativa in una «zona rossa» proprio per evitare l’assuefazione all’emergenza e per ricordare che siamo ancora nel bel mezzo di questa crisi: nel solo mese di ottobre, secondo le Nazioni Unite, hanno attraversato il Mediterraneo la cifra record di 218000 persone, mentre l’Europa non riesce a trovare soluzioni unitarie e passa di Consiglio in Consiglio.

A Ventimiglia, per fare il punto sulle attuali politiche in campo, saranno presenti al dibattito gli On. Paolo Beni (Commissione parlamentare di inchiesta sui centri per immigrati), Massimo Artini (Commissione Difesa) e Brando Benifei (europarlamentare, Commissione affari sociali). Dal punto di vista della società civile impegnata in prima linea con proprie proposte, a dibattere con noi avremo Walter Massa (Responsabile immigrazione ARCI), Francesca Mercanti (ALDE), Caillouët Michel (Common Borders) e Alfonso Sabatino (AICCRE). Saranno previsti inoltre i saluti del Comune di Ventimiglia, con il Sindaco Enrico Ioculano, di Lorenzo Viale in rappresentanza del Movimento Federalista Europeo e di Simone Fissolo (Presidente GFE).

Per concludere l’evento e cercare di tenere ancora alta l’attenzione dell’opinione pubblica su questo tema che la riguarda direttamente, porteremo le istanze discusse anche fuori dall’aula dove ci riuniremo, svolgendo alcune brevi letture in strada. Ci auguriamo che questo flash mob (che verrà ripreso anche in un video e rilanciato) possa servire per coinvolgere e cercare di sensibilizzare quante più persone possibile sul reale modo di affrontare la sfida posta dall’immigrazione: una sfida europea che necessita di soluzioni europee, non di rigurgiti razzisti e neonazionalisti che mettano in dubbio chi siamo proiettandoci indietro di decenni. Dobbiamo prima di tutto ricordarci di «restare umani» e lottare contro ogni idea di divisione o di Europa-fortezza. La nostra Europa nasce dalle idee della Resistenza, dopo gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e va ben oltre i confini degli Stati nazionali, per elevarsi come pacifica democrazia federale e come modello per la difesa e la tutela dei diritti umani nel mondo.

Hashtag dell’evento: #FedEu4Migration

L’evento su Facebook

Rispondere all'articolo

moderato a priori

Attenzione, il tuo messaggio sarà pubblicato solo dopo essere stato controllato ed approvato.

Chi sei?

Per mostrare qui il tuo avatar, registralo prima su gravatar.com (gratis e indolore). Non dimenticare di fornire il tuo indirizzo email.

Inserisci qui il tuo commento
  • Questo form accetta scorciatoie SPIP [->url] {{gras}} {italique} <quote> <code> et le code HTML <q> <del> <ins>. Per creare i paragrafi, lascia delle linee vuote.

Suivre les commentaires : RSS 2.0 | Atom