Roma, 25 marzo: con la ragione e con il cuore

, di Antonio Longo

Roma, 25 marzo: con la ragione e con il cuore

La crisi dell’Unione europea terminerà quando sarà avvenuta la sua trasformazione.

Esattamente come per la crisalide, quello stadio intermedio della metamorfosi, da bruco a bozzolo, che poi si schiude e da esso fuoriesce l’insetto dai mille colori che batte le ali tra i prati fioriti.

Non sappiamo ancora se dal bozzolo in cui l’Unione è bloccata da almeno dieci anni sbucherà presto una farfalla. Ma sappiamo che il 25 marzo 2017 sarà una data spartiacque tra la vecchia Unione, che in quel giorno compirà 60 anni, e ciò che da essa potrà nascere. È il mistero di una speciale crisalide, la struttura istituzionale di questa Unione, che è alla base della sua crisi.

Su quella data si stanno scaricando tutte le contraddizioni accumulatesi nel tempo. Dall’euro, privo di un governo politico, alla Brexit; dalle migrazioni alla presidenza Trump e alla questione russa; dalla non-difesa europea al terrorismo; dal protezionismo ai problemi del commercio internazionale; dal populismo antieuropeista alla crisi dei partiti nazionali.

In quella data il Consiglio Europeo, riunito a Roma per celebrare il sessantesimo anniversario dei Trattati, avrà mille dossier aperti. Ma la domanda più importante – che terrorizza i capi di governo – sarà una sola: che dobbiamo fare di quest’Unione?

Avranno sul tavolo i tre Rapporti recentemente approvati dal Parlamento europeo. Come rafforzare l’Unione, senza cambiare i Trattati, attivando, ad esempio, le cooperazioni strutturate per una difesa europea (Rapporto Bresso-Brok). Come ritagliare, modificando i Trattati, un’Eurozona politica nel quadro dell’attuale Unione (rapporto Verhofstadt). Come dare una capacità autonoma di bilancio all’Eurozona (Rapporto Berés-Boege) basato su risorse proprie, con la nascita di una fiscalità europea. Avranno poi sul tavolo il Libro bianco appena depositato dalla Commissione Juncker, con l’indicazione delle possibili opzioni politiche sul campo: dallo stare fermi (suicidio politico) fino all’avanzamento verso una struttura politica per l’Eurozona.

Infine, il Consiglio europeo si troverà di fronte ad una grande manifestazione federalista ed europeista, che chiederà a gran voce una cosa semplice: la federazione, per porre fine alla crisi. Detto altrimenti: una trasformazione dell’Europa da Unione intergovernativa a Unione federale, tra i Paesi che lo vorranno.

Dal bruco-larva nel bozzolo, alla farfalla. Ed allora, in questo processo di metamorfosi dobbiamo innanzitutto usare la ragione per capire come può avvenire questa trasformazione. Chiedendo le tre cose fondamentali che oggi mancano all’Unione, che la condannano ad una crisi infinita, a restare nel bozzolo, appunto. Si chiamano sicurezza, sviluppo e democrazia. Sicurezza vuol dire una difesa comune dei confini esterni, corpi militari europei, intelligence comune per contrastare terrorismo, mafie e minacce esterne. Sviluppo significa un grande piano di investimenti pubblici europei per rendere sostenibile la crescita, lungo le frontiere della società della conoscenza; con mezzi propri e con una fiscalità europea. Democrazia significa un governo comune per gli Europei, responsabile davanti al Parlamento, con competenza nei settori in cui c’è bisogno di condividere la sovranità (politica di sicurezza, estera ed economia): dunque fine del potere di veto degli Stati; dunque un governo federale per avere sicurezza e sviluppo. Ed una road map di obiettivi e scadenze, chiara, che ci consenta di capire se il bozzolo si schiude, momento dopo momento, per far uscire la farfalla.

È quest’ultima la cosa più difficile da ottenere: gli impegni e le date. Perché le forze della conservazione nazionale vorranno, con generiche dichiarazioni, mantenere all’infinito il bruco incastonato nel bozzolo, “ si batteranno accanitamente per conservare la loro supremazia” ed “…il punto sul quale cercheranno di far leva sarà la restaurazione dello stato nazionale. Potranno così far presa sul sentimento popolare più diffuso …il sentimento patriottico …….” (da “Il Manifesto di Ventotene”).

E allora la ragione non basta. Alla conservazione nazionale occorre opporre anche il sentimento e l’orgoglio dei cittadini europei, in quanto tali, che non si rassegnano, che vogliono emergere ed essere protagonisti del proprio destino. Un destino da Europei.

Uomini e donne, ragazzi e ragazze d’Europa, devono rivendicare una piena cittadinanza politica europea: un proprio governo, un governo comune, per fare politiche europee, per il popolo europeo, nell’interesse del popolo europeo. Rivendicare l’appartenenza alla stessa comunità politica, con una comune sovranità in quanto Europei, con una statualità ed una costituzione comune, quale fondamento della nuova comunità politica.

Per potersi esprimere con una sola voce nel mondo, per essere protagonisti del corso sovranazionale della storia e contribuire al suo sviluppo, come Europei, assieme agli Americani, ai Cinesi, ai Russi e agli altri grandi popoli della Terra.

In altre parole: rivendicare un’identità europea in un mondo globalizzato, per evitare la decadenza culturale, politica, sociale ed economica, e la marginalità rispetto al corso impetuoso della storia che accelera.

È da un cuore europeo pulsante che può venire la spinta affinché la farfalla possa lasciare l’antica crisalide.

Che il 25 marzo sia l’inizio della nuova metamorfosi che tutti gli Europei di buona volontà si attendono.

Tuoi commenti

  • su 11 marzo a 18:42, di Luciano Corradini In risposta a: Roma, 25 marzo: con la ragione e con il cuore

    Trovo bella e appropriata, per definire l’attuale punto di svolta fra l’avanzamento verso un’Europa unita e articolata e la regressione verso una nazione incapace di relazioni collaborative e integrative, la metafora del bruco che resta crisalide rischiando di morire in quello stadio, se non riesce a rinascere diventando farfalla.Il Vangelo usa l’immagine del grano di frumento, che, se non muore, non porta frutto. Quando, nel 1989 lanciammo col ministro Giovanni Galloni, il Progetto Giovani, come antitesi positiva al ripiegamento in se stessi prodotto dalla droga, pensammo ad un «viaggio verso l’Europa», con l’aggiunta della data 1993 (PG’93), con cui iniziava il Mercato comune europeo. Gli slogan proposti alle scuole per il successivo triennio erano: «Star bene con se stessi, in un mondo che stia meglio; star bene con gli altri, nella propria cultura, in dialogo con le altre cultre; star bene nelle istituzioni, in un’Europa che conduca verso il mondo». Se non si è disponibili a concepire la propria vita in uno stadio più evoluto, si regredisce, ci si separa e ci si esclude. Riemergono le lotte di Milano contro Napoli e si disfa perfino il Risorgimento nazionale, aumentando le inimicizie e le frontiere su cui combattere per una improbabile salvezza. Così la crisalide muore e la farfalla non nasce. L’educazione è chiamata, ancor più oggi, a svolgere l’antica funzione socratica della levatrice.

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