Sfide globali, cultura europea e ottusità politica nazionale

, di Roberto Castaldi

Sfide globali, cultura europea e ottusità politica nazionale

L’Europa è a un tornante storico decisivo, ma molti preferiscono mettere la testa sotto la sabbia, con rischi incalcolabili per tutti, su diversi fronti.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Europa è stata consumatrice di sicurezza, protetta dagli USA attraverso la NATO. Ora la sfida egemonica è tra USA e Cina e il focus strategico americano si è spostato sul Pacifico, lasciando un vuoto di potere. Così intorno all’Europa sono scoppiate crisi e guerre civili - Ucraina, Siria, Iraq, Yemen, Libia e gran parte dell’Africa e del Medio Oriente in fiamme – e ha potuto svilupparsi il terrorismo islamico e Daesh. Una situazione che produrrà flussi di rifugiati e migranti finché non verranno stabilizzate quelle aree. Trump non lo farà per noi. L’Europa deve diventare produttrice di sicurezza: servono una Difesa, una intelligence, una guardia costiera e di frontiera uniche a livello europeo. Insieme gli Stati UE hanno la 2° spesa militare mondiale, l’1,2% del loro PIL, di cui circa 2/3 da parte di soli 7 Stati: Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia, Olanda e Grecia. La Cooperazione strutturata permanente può permettere di procedere nell’integrazione sulla difesa. Serve la volontà politica.

La crisi economica e finanziaria ha mostrato che non si può stare in mezzo al guado. Non si può avere un mercato unico, una moneta unica e 19 politiche economiche e fiscali. Nel preparare la moneta unica il Rapporto MacDougall aveva indicato la necessità di un bilancio europeo del 5-6% del PIL (quelli nazionali sono circa il 50%) per affrontare gli shock asimmetrici e garantire la convergenza economica. La Francia si oppose e il bilancio dell’UE è lo 0,9%. Invece di investimenti e politiche europee abbiamo adottato i parametri di convergenza. Così i governi nazionali dell’Eurozona hanno più vincoli degli Stati membri delle vere federazioni, ma senza poter contare su un bilancio, politiche, investimenti e solidarietà del governo federale. Serve un governo europeo dell’economia per rilanciare investimenti e crescita.

L’alternativa è il nazionalismo autoritario in salsa populista che sta erodendo la democrazia liberale in Ungheria e Polonia e rischia di fare altrettanto altrove.

Di fronte a queste sfide storiche oltre 300 intellettuali europei hanno lanciato un Appello per un governo democratico dell’UE responsabile di fronte ai cittadini, chiedendo il Parlamento europeo a proporre una riforma in tal senso ed i governi nazionali ad avviare il processo di riforma il 25 marzo a Roma. Infine chiama la gioventù europea, la società civile, il mondo del lavoro e dell’impresa, l’accademia, i governi locali e i cittadini e le cittadine europei a mobilitarsi e partecipare alla Marcia per l’Europa che si terrà a Roma il 25 marzo. L’Appello è stato pubblicato dai maggiori giornali europei ed è ora disponibile in varie lingue eaperto alle adesioni sul sito della Marcia per l’Europa. Il Parlamento Europeo ha risposto presente, approvando i Rapporti Böge-Berès, Bresso-Brok e Verhofstadt sul futuro dell’UE, ed in particolare su un bilancio e una capacità fiscale per l’Eurozona, su cosa si può fare per rafforzare l’UE a trattati costanti e su cosa richieda una modifica dei Trattati, o eventualmente un’avanguardia di Paesi (l’Europa a due velocità).

Di fronte a queste sfide storiche in Italia si discute sulla scissione del PD e le fratture della sinistra, senza accorgersi che le prossime elezioni avranno una posta in gioco storica: la permanenza o l’uscita dall’Unione Europea, perché per uscire dall’Euro bisogna uscire dall’UE. Parte del centro-sinistra fa di tutto per favorire la vittoria delle forze autoritarie anti-europee, si tratti di Grillo o Salvini, mostrandosi priva di senso dello Stato e incapace di fare gli interessi fondamentali e di lungo periodo dei cittadini, persa in tatticismi e calcoli personali. Negli anni ’90 la classe dirigente italiana comprese la necessità e l’interesse di entrare nella moneta unica: forze politiche, media, sindacati, industriali spinsero insieme in questa direzione. Oggi rischiamo di finire nel baratro senza consapevolezza e senza un dibattito. AAA Classe dirigente cercasi...

1. Articolo pubblicato originariamente sul blog Noi, Europei

2. Fonte immagine Flickr

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