SOGNI D’UNITÀ

Tra realtà e fantascienza

, par Davide Emanuele Iannace

SOGNI D'UNITÀ

Se c’è una domanda comune nella fantascienza, di qualsiasi genere, è spesso quale potrebbe essere un futuro credibile per l’umanità. Autori, sia scrittori che sceneggiatori, di videogame e film, o persino cantanti, hanno immaginato diversi scenari, più o meno credibili, per il pianeta Terra ed i suoi ospiti. Al di là di alcuni filoni particolarmente fantastici o post-apocalittici, una delle evoluzioni più naturali che viene sviluppata, nell’immaginario comune, è l’unità del pianeta sotto un’unica bandiera.

È quello che possiamo definire il sogno, o i sogni, dell’unità. Uno sviluppo che non sorge dal niente, ma diciamo sussiste in presenza di una necessità, ritenuta dagli autori, più o meno impellente. Tendenzialmente questa sfida è rappresentata da quelle che sono potenzialmente disastri ed opportunità, le criticità di un prossimo futuro. Prenderemo a titolo di esempio alcuni prodotti culturali “di massa” particolarmente rilevanti in cui l’evoluzione storica porta la Terra sotto un unico stendardo, a favore di questa visione.

Il primo esempio, quasi banale verrebbe da dire, è quello che ci viene offerto da “Star Trek”, storica serie americana degli anni ’70 che ha visto crescere intorno a sé generazioni di fan, legate ora alla serie originale, ora alle serie degli anni ’90 e ai film del 2000. I protagonisti, la maggior parte di loro almeno, vivono in un XXIII/XXIV secolo in cui la Terra, dopo devastanti guerre nucleari, si unisce sotto un governo unito. È in questo caso sia il primo contatto con una specie aliena, i vulcaniani, che una scoperta tecnologica, il motore warp (a velocità iper-luce) che porta l’umanità a lasciarsi alle spalle due guerre termonucleari e a scegliere l’unità. In un centinaio di anni nella storyline delle diverse serie, la Terra si unisce alla Federazione Unita dei Pianeti, uno stato federale, repubblica rappresentativa che arriva a coinvolgere un centinaio di specie aliene, dal funzionamento non dissimile da quello della contemporanea Unione Europea. Uniti, ma comunque anche liberi di funzionare autonomamente, nel rispetto da un lato della propria cultura e dall’altro dei principi basilari, molto utopici, della Federazione stessa. In “Star Trek” abbiamo forse una delle prime rappresentazioni, in un’epoca non sospetta, gli anni ’70, della possibile unità terrestre. Lo sceneggiato fece scalpore per la compresenza, nello stesso ponte di comando, di un capitano americano, un timoniere asiatico, un ufficiale tattico russo, una addetta alle comunicazioni di colore e un ufficiale scientifico alieno. Uno strano miscuglio che ebbe un grande successo, sia alla prima apparizione, che nel corso degli ultimi decenni.

La Federazione ha rappresentato fin dalla sua prima comparsa, nell’immaginario comune, l’idea di una comunità tesa al raggiungimento di un obiettivo più grande, la pace e la comunione tra specie diverse, con i suoi alti e i suoi bassi, finanche con i suoi lati oscuri. Nonostante i tentativi di approfondire anche sul lato politico la Federazione e le sue antitesi, nella realtà “Star Trek” presenta comunque delle carenze sul lato della strutturazione politica delle istituzioni ideate.

È in una serie del tutto diversa, “The Expanse”, tratta dall’omonima serie di libri scritti dalla coppia Daniel Abraham e Ty Franck, che ci viene offerta una diversa interpretazione della possibile unità della Terra, ma non dell’umanità. Improntata ad un maggior realismo, anche nello sviluppo tecnologico, nella serie ci viene descritto un Sistema Solare diviso che vede, da un lato, la Terra sotto l’egida delle Nazioni Unite, divenute un organo non solo militarizzato ma anche più politicamente rilevante. Dall’altro, il pianeta Marte si è dato un governo autonomo, così come è presente un insieme di stazioni e colonie-asteroidi indipendenti. In questo caso abbiamo una rappresentazione del futuro umano in qualche modo, si potrebbe dire, realistica. Nonostante sia ambientata quasi nella stessa epoca di “Star Trek”, 24° secolo circa, la velocità iper-luce non è ancora stata scoperta dalla razza umana, il viaggio nel sistema rispetta, anche fisicamente e a livello di design, delle scelte più probabili per una futura navigazione spaziale. A differenza dell’altra serie, in “The Expanse” sono più visibili gli interessi politici ed economici, nonché ideologici, delle diverse fazioni in campo, che portano a diversi livelli di scontro tra di loro. Una sfida tra due superpotenze, per lo più, non dissimile da una guerra fredda, in questo caso solare. La Terra è però, di nuovo, unita. Anche qui, non tanto in risposta ad un conflitto, ma alla necessità, dinanzi le possibilità del Sistema Solare, di un numero di risorse troppo esteso per una singola nazione. Il processo di colonizzazione del sistema solare, oltre a richiedere competenze scientifiche che ancora adesso appaiono, meno che in passato, fantascienza, richiederà un complesso di risorse che uno stato singolo (eccetto forse gli USA o la Cina) non può permettersi di spendere e investire.

È ancora più palese come idea nell’anime “Gundam 00”, l’unico ufficialmente collocato temporalmente nell’Anno Domini, in cui il mondo è diviso tra tre superpotenze, tra cui l’Advanced European Union, una versione futuristica dell’Unione Europea, che comprende a sé non solo l’Europa e la Russia ma anche parte dell’Africa e dell’area mediterranea. In questo caso, nell’universo di “Gundam 00” anche l’Asia e il Nord America hanno creato super-coalizioni, tese alle costruzioni di giganteschi ascensori spaziali che portano ad un anello orbitale, usato per la duplice produzione di energia solare e industriale. Non abbiamo la medesima unità planetaria, anche la scala del conflitto è molto minore (non esistono in questa versione colonie al di fuori della sfera terrestre) ma piuttosto super-stati che prendono il posto delle vecchie potenze, anche per un fine specifico di trama.

In tutti e tre i casi, non unici nella fantascienza o ucronia storica moderna, abbiamo quindi o la risposta ad un nuovo output esterno (la presenza di alieni), un grande avanzamento tecnologico (tecnologia del viaggio iper-luce, colonizzazione) o anche la necessità di mettere insieme le risorse necessarie per poter completare questi grandi progetti altrimenti irrealizzabili. Abbiamo quindi l’unità come sospinta o da motivi puramente funzionali, come nell’ultimo caso, o da motivi che invece sono relativamente più legati alla sfera degli ideali. L’unità viene vista, letta e interpretata dagli autori quasi come un outcome obbligatorio nella spinta evolutiva della razza umana nella sua crescita tecnologica. In un certo senso la corrente umana sembra sempre, man mano che le risorse comunicative e tecnologiche lo hanno concesso, aver intrapreso la via dell’espansione in stati-organizzazioni via via più capillari ed estese territorialmente. Nella visione della fantascienza questo ha assunto il tono dell’unità del pianeta, del sistema o anche di più sistemi. Una risposta quasi naturale ad una certa evoluzione tecnologica che può assumere sfumature molto diverse. Qualcuno interpreta questo potenziale governo come un governo dittatoriale-autoritario (come nella serie “Firefly”) o come un potenziale governo illuminato (“Star Trek” con la Federazione Unita dei Pianeti).

Il sogno di un organo centrale sovra-nazionale non è rimasto arginato solo al mondo fantascientifico. Si potrebbe scorgere nell’ONU questo ideale di unità al di sopra degli stati terrestri, uno strumento concreto per portare la pace in un mondo che ha vissuto un’infinità di guerre. Purtroppo, ad oggi, le Nazioni Unite hanno parzialmente fallito nel loro proposito di contenere ed istituzionalizzare i conflitti, anche se per un giudizio completo sull’operato dell’organizzazione internazionale rimandiamo ad analisi ben più approfondite e a studi specifici. Qui ci limitiamo a segnalare che forse sono davvero poco incisivi i poteri di cui è dotata, a causa di alcuni evidenti limiti istituzionali, del sopravvivere di una situazione di “anarchia internazionale” globale e, più recentemente, di un pericoloso ritorno del “nazionalismo competitivo”.

Non è casuale perciò che ancora oggi abbiamo dei tentativi, spesso da parte di organizzazioni non-governative, di movimenti politici e gruppi privati, tesi a realizzare un regime politico o legale di carattere sovrannazionale. Organizzazioni come il “World Parliament” o il “World Federalist Movement” si battono proprio per questo obiettivo, nell’idea che certe sfide di carattere mondiale possano essere affrontate solo tramite un coordinamento globale e che un organo esecutivo sempre mondiale potrebbe più di altri avere gli strumenti necessari per agire. Ovviamente ciò è finalizzato allo stesso tempo da una precisa ideologia che vede nella cooperazione e nella pace degli alti valori da realizzare.

Il sogno di un governo mondiale rimane, ovviamente, un’utopia ancora distante, se non un progetto di difficile realizzazione. Troppe sono ancora le differenze globali per quella kantiana “pace perpetua” che si potrebbe affermare nell’egida di un governo democratico così vasto. Un esperimento simile, al di là del governo federale americano, è però dato storicamente dall’Unione Europea, pur con tutti i suoi limiti, sia strutturali che culturali. Si tratta di un sistema di integrazione di popoli e nazioni con pochi precedenti simili, nessuno uguale, molto in linea con la visione di un futuro in cui l’unità arriva tramite non tanto la forza bruta ma accordi tra stati che volontariamente cedono quote di sovranità, per uno scopo o una funzione più alta e decisamente “umana” : quella di cercare di garantire la pace, la libertà, il benessere e la democrazia ai propri cittadini.

Fonte immagine : Pixabay.

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