Un anno dopo: una richiesta di soccorso per i diritti umani

, di Silvia Dalla Ragione

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Un anno dopo: una richiesta di soccorso per i diritti umani
Mare Nostrum rescue operation off the North African Coast, 2014. Credit: Massimo Sestini

Nel 2019 il Consiglio d’Europa ha pubblicato la Raccomandazione “Lives saved. Rights protected.”. La Raccomandazione, un atto legislativo del Consiglio d’Europa non vincolante, il cui scopo era di proteggere rifugiati, richiedenti asilo e migranti che attraversano il mar Mediterraneo. Gli stati membri del Consiglio d’Europa, infatti, devono salvare le persone e proteggere i loro diritti. Per questo motivo lo scopo della Raccomandazione era quello di dare consigli su come gli stati possono operare per garantire questi diritti. In particolare, la Raccomandazione ha enfatizzato la mancanza di responsabilità da parte degli stati europei per la ricezione dei rifugiati.

Nel report supplementare “A distress call for human rights”, pubblicato a marzo a marzo 2021, il Consiglio d’Europa ha riportato un analisi sugli sviluppi effettivi dell’ultimo anno riguardo la situazione dei diritti umani nel Mediterraneo. Questo report prende in considerazione 5 aree principali proposte nella Raccomandazione.

Il supplemento alla Raccomandazione

La prima area riguarda la ricerca e il salvataggio, il cui obiettivo è di offrire soccorso ai migranti in mare. Nel 2019 la Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatović aveva chiesto agli stati membri di cooperare durante le operazioni di salvataggio, e di usufruire a pieno delle navi e imbarcazioni disponibili per assistere i migranti lungo la rotta.

Al 31 dicembre 2020, data entro cui il report fa riferimento, non è stata usata nessuna imbarcazione aggiuntiva per il salvataggio nella rotta centrale del Mediterraneo. L’apparente mancanza di risorse impiegate per il soccorso è aggravata da ciò che sembra essere una risposta inadeguata alle situazioni di emergenza.

Il secondo aspetto della Raccomandazione è incentrato sullo sbarco sicuro e tempestivo dei migranti. Nella pubblicazione del 2019, la Commissaria ha richiesto che gli sbarchi avvenissero in posti sicuri, dove le persone potessero essere protette dalla legge marittima, dei diritti umani e dei rifugiati. L’omissione del Consiglio d’Europa e la sua mancanza di sorveglianza in mare fa sì che avvengano sbarchi in Libia, che non è un posto sicuro a causa delle continue violazioni dei diritti umani contro rifugiati e migranti all’interno del Paese. Per di più il numero di sbarchi che vengono respinti è in crescita. Ad esempio, ci sono state numerose segnalazioni di respingimenti da parte della Guardia Costiera ellenica, lasciando che le scialuppe alla deriva verso la Turchia. Ciò ha portato le persone a provare ad attraversare il mare dal Libano a Cipro, le cui autorità hanno rifiutato i migranti. In aggiunta ai respingimenti, ci sono stati ritardi sugli sbarchi causati da una scarsa coordinazione, che spesso si sono verificati a Malta e in Italia poiché per legge non possono mandare indietro rifugiati e migranti.

La cooperazione non le organizzazioni non governative (ONG) è l’argomento del terzo punto della Raccomandazione. Nel 2019 la Commissaria ha chiesto al Consiglio d’Europa di cooperare con le ONG per le operazioni di salvataggio e di proteggere i diritti umani in mare. Ciò nonostante, le autorità hanno rifiutato di collaborare e hanno mostrato riluttanza nel chiedere l’aiuto delle ONG, dovuta alla paura di intercettazioni libiche, spie o terroristi in incognito. Prendiamo ad esempio il caso dell’Italia, dove nell’agosto del 2019 è stato approvato il Decreto Sicurezza bis. Il decreto permette al Ministero dell’interno di proibire l’ingresso o l’ormeggio di imbarcazioni straniere, ma le sanzioni non si applicherebbero nel caso in cui le navi comunicassero le operazioni di salvataggio e restassero in linea con gli standard internazionali.

In merito al quarto punto, la Commissaria ha registrato che la cooperazione con gli stati che non fanno parte del consiglio d’Europa potrebbe mettere a rischio i diritti umani di rifugiati e migranti. Questa paura è data dalla possibilità di intercettazioni da parte di stati su cui il consiglio d’Europa non ha alcun potere né controllo. Per questo motivo è importante che gli stati membri garantiscano trasparenza fra loro. Nonostante le ripetute violazioni dei diritti umani, la Libia ricopre comunque un ruolo importante per le relazioni migratorie nel Mediterraneo. Il memorandum d’intesa fra Libia e Italia è stato immediatamente esteso per altri tre anni, rappresentando così un inizio di progresso, ciò nonostante, nessun cambiamento è stato incluso. A seguito di questo memorandum, Malta ha firmato un altro memorandum con la Libia, ponendo le basi per una nuova forma di lavoro di squadra. Tuttavia, mancano ancora le direttive per la salvaguardia, il che è motivo di preoccupazione da parte della Commissaria.

L’ultimo capitolo è dedicato alle rotte legali e sicure per richiedenti asilo, rifugiati e migranti. La Commissaria ha suggerito che la mancanza di rotte protette nel Mediterraneo ha causato la situazione attuale dei diritti umani per i rifugiati che attraversano il mare. La Commissaria ha quindi consigliato agli stati membri di prendere in considerazione la possibilità di estendere i visti umanitari e altri meccanismi per creare rotte sicure. A quanto pare nell’ultimo anno ci sono stati dei progressi, dovuti all’aiuto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (indicato con l’acronimo inglese UNHCR), degli stati membri dell’Unione Europea e altri stati extra-UE. Tuttavia, la pandemia di COVID-19 ha sospeso il reinsediamento di percorsi sicuri e legali, che non sono stati ancora ripristinati. La Commissaria ha quindi suggerito di iniziare a ristabilire gli schemi delle rotte e di revocare le restrizioni per il ricongiungimento delle famiglie.

Assumersi la responsabilità dei diritti umani

Concludendo, nonostante ci siano stati dei cambiamenti positivi, la situazione complessiva dei migranti nel Mediterraneo è peggiorata. La cooperazione fra gli stati membri e la Libia dovrebbe essere rivista, così come la cooperazione fra gli stati membri e le ONG, che sembra essere un argomento controverso in quanto ogni stato ha una visione discordante sulla loro efficacia. In aggiunta, la pandemia di COVID-19 e le conseguenti restrizioni hanno reso più difficile trovare soluzioni alle richieste della Commissaria.

La Commissaria per i diritti umani ha sottolineato l’importanza di smettere di ritardare il salvataggio di vite umane da parte degli stati membri, per una questione di vita o di morte. La Commissaria ha sottolineato inoltre quanto sia importante che gli stati membri siano affidabili nel loro impegno e coinvolgimento per i diritti umani.

Risorse:

Council of Europe. A distress call for human rights. March 2021. https://rm.coe.int/a-distress-call-for-human-rights-the-widening-gap-in-migrant-protectio/1680a1abcd

L’articolo è stato tradotto dall’autrice stessa in italiano.

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