Un “colossale pericolo” per il mondo. Intervista a Gorbačëv

, di Giampiero Bordino

Un “colossale pericolo” per il mondo. Intervista a Gorbačëv
Gorbačëv nel 1986 - By The Official CTBTO Photostream - Reagan and Gorbachev Arrive, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=64270071

In un’intervista rilasciata alla BBC il 4 novembre 2019 Mikhail Gorbačëv, l’ultimo leader dell’Unione Sovietica prima della sua dissoluzione nel 1991, definisce l’attuale situazione internazionale, e più in specifico l’attuale presenza e diffusione degli armamenti nucleari, un “colossale pericolo” per il mondo. Gorbačëv è il comunista riformatore che aveva realizzato nel 1987 un importante accordo con il presidente americano Reagan per la riduzione e il controllo degli armamenti nucleari. Il leader che aveva promosso e reso possibile la caduta del muro di Berlino e contribuito in modo decisivo alla fine della guerra fredda. Che aveva proposto, in ultimo, il progetto di una “casa comune europea”, destinato poi al fallimento anzitutto per le scelte americane “imperiali” dell’epoca di Bush, quando gli Stati Uniti si erano illusi, dopo la fine dell’URSS, di poter controllare e governare il mondo da soli.

Gorbačëv, che ha oggi 88 anni, non ha più da molto tempo un ruolo politico significativo nel suo paese, ma è certamente il testimone autorevole (e “pensante”, a differenza di altri leader mondiali vecchi e nuovi) di un’epoca storica che ha vissuto da protagonista. Va ricordato che secondo una fonte autorevole come il SIPRI di Stoccolma (Rapporto SIPRI 2019), nove Stati nel mondo dispongono oggi di missili e armi nucleari, complessivamente quasi 14 mila testate atomiche (in diminuzione come numero ma con una crescente potenza e precisione), di cui 3750 dispiegate e operative e 2000 tenute in stato di massima allerta operativa, per oltre il 90% detenute dagli Stati Uniti e dalla Russia. La spesa militare mondiale ha superato i 1800 miliardi di dollari, con gli Stati Uniti al primo posto con una spesa di 649 soltanto da parte del Pentagono, superiore invece ai 1000 miliardi se si tiene conto anche di altre spese di natura militare gestite da altri soggetti, ad esempio la CIA o il Dipartimento per l’energia. Si tratta, nel complesso, di un livello di spesa mai raggiunto dalla fine della guerra fredda, con un aumento di più del 76% in termini reali rispetto al 1998.

In questo quadro generale di spesa e di armamenti si collocano alcuni nuovi fattori di instabilità e di crisi in grado, secondo alcuni analisti, di portare il mondo verso una possibile e catastrofica terza guerra mondiale. Fra questi, alcune scelte strategiche della presidenza Trump, in particolare la decisione del febbraio 2019 di sospensione unilaterale degli accordi Reagan-Gorbačëv del 1987 (che proibivano i missili nucleari terrestri a medio raggio) e, per quanto riguarda in specifico i rapporti con l’Iran, il ritiro unilaterale nel maggio 2018 dagli accordi sugli armamenti nucleari siglati con il governo di Teheran dal presidente Obama e dai paesi europei nel 2015. Come evidenzia lo stesso Gorbačëv nell’intervista alla BBC, il problema delle armi nucleari è decisivo per la “nostra salvezza e per quella del pianeta”. E’ del tutto illusorio pensare che queste armi, intese secondo un’opinione diffusa, ma nel contempo anche “ingenua”, come strumenti di deterrenza volto ad impedire le guerre, siano davvero in grado di impedirle, o che queste stesse armi non possano mai essere usate data la loro natura straordinariamente letale. Di fatto, come sappiamo, sono già state usate (Hiroshima e Nagasaki, agosto 1945) e potrebbero ancora esserlo (per scelta o anche solo per errore), dato che esistono e sono operative in almeno nove Stati del mondo, in qualche caso (si pensi ad esempio all’India di Modi, o al Pakistan o alla Corea del Nord) governati da leadership politiche fortemente nazionaliste e fondamentaliste. Dato il gioco degli interessi e l’indubbia diffusione della stupidità nella specie umana (basta guardarsi attorno...), il pericolo è, come dice Gorbačëv, davvero “colossale”.

Per concludere, Stati Uniti, Russia, Cina, India e altri paesi sono i protagonisti in questo scenario di “colossale pericolo”, sia grazie al loro peso demografico ed economico sia grazie al loro peso militare. E’ un segno straordinario della diffusa stupidità umana presente anche in continenti di antica civilizzazione l’assenza fra questi protagonisti dell’Europa, ancora priva di una reale unità politica e di una politica estera e di difesa comuni. In queste condizioni i singoli Stati europei, anche quelli dotati di armi nucleari (Francia, Gran Bretagna), sono del tutto inadeguati, cioè sono destinati a subire le decisioni prese dagli altri, come di fatto già avviene persino nei cosiddetti “cortili di casa” (Medio Oriente, Mediterraneo, Africa ecc.).

Il “colossale pericolo” di cui ha parlato Gorbačëv è quindi in primo luogo per l’Europa, che potrebbe svolgere un ruolo decisivo per promuovere la pacificazione del mondo (che è nel suo interesse, dato che in caso di guerra ha molto più da perdere di altri paesi e continenti) ed è invece tuttora “priva di voce” e gravemente impotente ad agire.

Articolo originariamente pubblicato su «The Federalist Debate» e qui ripubblicato col consenso dell’autore.

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