Per riuscire a competere con le potenze globali attuali, l’Europa dovrebbe consolidare la propria politica estera e riuscire a parlare con una sola voce, in maniera tale da essere riconosciuta come soggetto unico nella politica internazionale. L’Ue inoltre riuscirebbe ad essere una federazione autonoma tramite investimenti europei su tecnologia e difesa, rafforzando strumenti già esistenti come le cooperazioni rafforzate: in questo modo ridurrebbe la dipendenza dagli Stati Uniti sul piano degli armamenti e delle tecnologie strategiche. Inoltre, diventerebbero possibili progetti per la produzione di energia pulita senza dover dipendere dalle potenze straniere, in modo tale che se queste ultime compissero atti antidemocratici, si potrà applicare loro un embargo senza effetti collaterali sul continente.
Federalismo e diversità: un equilibrio possibile
Il processo di federalizzazione non deve assolutamente risultare oppressivo nei confronti delle varie culture che sono presenti in Europa. Non deve esserci alcun cambiamento della lingua, della religione e degli usi e costumi, né le identità nazionali devono essere distrutte, ma si deve puntare a costruire un’identità multilivello, per cui un cittadino può sentirsi italiano, ma anche europeo, senza che l’uno escluda l’altro. L’eterogeneità delle popolazioni europee, quindi, non rappresenta un ostacolo: l’unica variazione in una federazione, infatti, sarebbe la presenza di istituzioni comuni che si occupino degli interessi condivisi, lasciando agli Stati nazionali l’indipendenza di gestire le proprie questioni interne. Nell’attuale Unione Europea, gli Stati dispongono già di istituzioni comuni, come: la Banca Centrale Europea che gestisce la moneta unica, la Corte dei conti europea e la Corte di giustizia dell’UE; il prossimo passo fondamentale per la federalizzazione dell’Europa è un esercito europeo per la difesa del continente.
Un esercito europeo: sicurezza e cooperazione
Un sistema di difesa comune può essere una soluzione ottimale per tutti i Paesi partecipanti. Esso permetterebbe una logistica migliore, cioè una gestione più efficiente delle risorse, per le operazioni militari dei Paesi europei; inoltre, la costituzione di un esercito comune sarebbe ideale per la produzione di armi, perché con eserciti diversi in cooperazione molte armi e mezzi hanno specifiche diverse a seconda dello Stato. Ovviamente, un esercito europeo non dovrebbe assolutamente trasformarsi in uno strumento di potenza imperialistica guidato da un messaggio guerrafondaio, bensì sarebbe fondamentale per l’invio di aiuti umanitari, per compiere operazioni di pace più efficaci e favorirebbe una cooperazione migliore tra gli Stati in materia di difesa, creando una capacità di deterrenza tale che potenziali aggressori sarebbero intimiditi dallo sferrare attacchi all’Europa. In sostanza, un esercito comune permetterebbe una maggiore sicurezza interna ed esterna per i cittadini europei e, come sosteneva già Montesquieu, la sicurezza è un tassello fondamentale per essere liberi
Sfide e soluzioni per un sistema di difesa comune
Un esercito europeo potrebbe avere dei problemi. La questione principale è già emersa nel corso della nostra storia: la lingua. Nella Prima guerra mondiale, ad esempio, essa fu una problematica per entrambi gli schieramenti: le truppe italiane riscontrarono difficoltà a causa dei diversi dialetti e l’Impero Austro-Ungarico perché i soldati facevano parte di etnie con lingue totalmente diverse tra loro. Per questo la soluzione migliore per l’Europa sarebbe avere due eserciti: un esercito europeo, che come nel modello svizzero ha unità composte da soldati di lingua omogenea, guidate da generali e ufficiali che parlano più lingue, di cui l’inglese, per coordinare le operazioni; e un esercito di ogni Stato. Ovviamente con il tempo, mediante le giuste riforme, si punterà sempre di più ad avere un esercito unico. Il secondo problema è l’adattamento di tutte le fabbriche belliche: esse dovranno cambiare le catene di montaggio per conformarsi allo standard comune. Il sistema dei due eserciti, tuttavia, consentirà di continuare a usare anche l’attuale linea produttiva, che con il tempo verrà cambiata per raggiungere un esercito e un modello unico. Una volta che si avrà un sistema industriale comune si riuscirà ad ottenere una riduzione delle spese militari perché si avrebbero: addestramenti e manutenzioni uguali, che quindi diventano anche più semplici, e produzioni su larga scala, che permettono di evitare sprechi di risorse e munizioni immagazzinate perché inutilizzate, con benefici per l’ambiente e per il bilancio. Un esempio banale dei vantaggi che avrebbe una produzione industriale comune anche nel settore della difesa è la standardizzazione all’interno dell’UE dei caricabatterie dei cellulari, pensata sia per una maggiore tutela dell’ambiente, ma anche per una razionalizzazione della spesa, garantita da una produzione su larga scala. Rimane una forte problematica di carattere politico: in materia di politica estera e di difesa vige il voto all’unanimità e quindi ogni Stato membro gode del diritto di veto. Una proposta in campo è quella di lasciare l’unanimità solo per le decisioni più importanti, come quelle che entrano in conflitto con le costituzioni nazionali, mentre per le altre decisioni in ambito di difesa e politica estera si potrebbe ricorrere al voto a maggioranza. Infine, un fattore importante da considerare nella creazione di un sistema di difesa comune e autonomo è la NATO: infatti, se venisse effettivamente creato un esercito europeo, esso diventerebbe il pilastro della difesa del continente, senza dover dipendere dall’esercito americano. Il Patto atlantico, comunque, continuerebbe ad esistere e lo strumento di difesa dell’UE sarebbe inserito nel quadro più ampio della NATO, che rimane il principale sistema di sicurezza in Occidente. Un sistema di difesa comune garantirebbe anche la sicurezza del continente contro minacce ibride, come cyber attacchi, spionaggio e disinformazione, non solo provenienti da potenze rivali, ma anche dagli alleati.
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