
Ulteriore chiusura
Il primo autogol è ad opera del popolo svizzero: seguendo un trend che aveva portato l’Unione Democratica di Centro (UDC, guarda un po’ tu i casi della vita…) dal 9% dei consensi nel 1980 al 23% durante l’ultima legislatura, ha espresso in favore di quest’ultimo ben il 28,8% delle preferenze per il Consiglio Nazionale (camera bassa). Il che, in Svizzera, significa essere il primo partito. Fin qui, nulla di strano. Ma andiamo ad analizzare meglio questa UDC. È guidato dal ricchissimo Cristophe Blocher, fino a sabato Ministro della Giustizia. E anche questo può rientrare nei canoni della normalità (politica, perlomeno). Ma la peculiarità di questo partito può essere sintetizzata da un manifesto elettorale: tre pecorelle bianche che estromettono dalla simpatica e montuosa confederazione elvetica una pecorella nera. A suon di calci. Se a questo aggiungiamo le statistiche ripetute fino all’esaurimento da Blocher (e possedute da questi grazie al suo dicastero), diventa facilissimo capire la visione politica dell’UDC d’oltralpe: «Gli stranieri in Svizzera sono il 20% della popolazione, ma oltre il 50% dei criminali.». In una nazione come la Svizzera, mai molto aperta alle novità, fiera della propria indipendenza politica ed economica nonché scarsamente attiva a livello internazionale, questa ulteriore svolta verso un nazionalismo quasi xenofobo diventa preoccupante. Si può essere ricchi e capaci quanto si vuole, ma isolarsi, rifiutare il processo di integrazione in un mondo globalizzato come il nostro, potrebbe rivelarsi un grosso errore. Il popolo svizzero sta perdendo. Ma si son fatti un autogol.
Il popolo svizzero sta perdendo. Ma si son fatti un autogol
Contropiede fulminante
In Polonia, invece, i gemelli Kaczyński sono passati da essere due, a uno. Il Primo Ministro Jarosław ha lasciato da solo nel suo ultranazionalismo e antieuropeismo il fratellino Presidente Lech; essendo stato sconfitto nelle elezioni dal liberale Donald Tusk. E inoltre, “Diritto e Giustizia” (il partito di L&JK), non potrà neanche contare su una grande forza di opposizione. E dire che i fratelli K avevano operato negli ultimi anni una politica conservatrice, reazionaria e soprattutto antieuropeista – si basti ricordare l’ostruzionismo operato dal Governo di Varsavia durante le ultime trattative per il Reform Treaty – per ingraziarsi il diffidente e scettico popolo polacco.
… la nazione polacca ha ben capito in che rete segnare …Ma le diffidenze si sono riversate proprio sulla mancanza di apertura e di innovazione del Governo in carica fino a poco fa. La democrazia ha fatto il resto e i cittadini sono ripartiti in un contropiede fulminante che ha costretto il caro Jarosław all’autogol. Con buona pace di Tusk e dell’Europa intera.




