
L’Europa di Benedetto XVI
Si può pensare a un allargamento a tutto campo della strategia della Chiesa cattolica. Dal momento dell’ascesa al pontificato di Joseph Ratzinger, in Italia l’intervento del mondo cattolico in politica si è fatto più intenso, anche se si tratta di una posizione che maturava da tempo in seno alla Curia romana (non a caso il cardinal Ratzinger, durante il pontificato del suo predecessore, era stato definito “il frigorifero nel quale si raffreddano le idee di Papa Giovanni Paolo II”). In quest’ottica si pone la linea maggiormente interventista del Vaticano anche in politica “un po’ più estera”, mirata ad un recupero del dibattito sulle radici giudaico cristiane che a torto o a ragione era stato considerato fondamentale per la comprensione di quello spirito europeo che avrebbe dovuto incarnarsi nel prologo del trattato per un Costituzione europea: cuore pulsante delle istituzioni di una Europa laica.
la nuova Europa di Ratzinger è ispirata alla perenne e vivificante verità del Vangelo
Già in un suo libro del 2004 [1] l’allora cardinale Ratzinger aveva espresso il suo manifesto sul futuro dell’ Europa: neanche a dirlo, la sua visione del continente mira a valorizzare quei principi e tappe storiche che servono a dimostrare come siano profonde e radicate le radici giudaico cristiane; a cui non può che fare da contraltare l’opposizione all’ingresso della Turchia in Europa. La motivazione è intuitiva: la nuova Europa di Ratzinger è “ispirata alla perenne e vivificante verità del Vangelo” - ragion per cui è già oggi mal vista dagli Europei che rivendicano una diversità religiosa e filosofica rispetto alle idee della chiesa cattolica – e mal si concilia con l’ingresso di 68 milioni di credenti musulmani nell’Unione. Con buona pace dello stato laico.
Benedetto XVI trascura che il fatto che l’Europa ha raggiunto oggi il suo maggior livello di secolarizzazione
Ma le cause dell’attuale crisi d’identità e di fiducia verso l’Europa sono veramente quelle indicate dal Papa? Benedetto XVI solleva alcuni reali problemi del progetto di integrazione europea, ma la debolezza delle sue risposte risiede nella difficoltà della fede da sola di dare risposte concrete a problemi reali. Da sempre la Chiesa si è giustamente occupata della salvezza delle anime dei suoi fedeli e molto meno della loro salvezza o felicità terrena. Inoltre, la soluzione cristiana alle sfide della realtà è considerata da molti anacronistica. Ad esempio, nella sua visione la lontananza delle istituzioni dai cittadini può essere solo superata grazie a “un elemento essenziale dell’identità europea qual è il Cristianesimo”, trascurando il fatto che l’Europa ha raggiunto oggi il suo maggior livello di secolarizzazione, e milioni di Europei non capiscono in nome di cosa dovrebbero vedersi imposta una visione della vita (su temi come aborto, divorzio, ricerca sulle cellule staminali, difesa della famiglia, matrimoni omosessuali, convivenze) che semplicemente non condividono.
Seguendo lo stesso filo logico, le culle vuote vengono imputate a una perdita di “fiducia nel proprio avvenire” – causata dal distacco dai valori del Cristianesimo – invece che all’assenza di politiche per le famiglie con bambini degne di questo nome. Non a caso la laicissima Francia, che vieta tout court l’ostentazione di simboli religiosi nei luoghi pubblici ma ospita il 23% degli asili presenti in Europa, ha il tasso di crescita demografico più alto del continente, con 1,9 bambini per donna.
Un’Europa più problematica
Se da un lato è vero che il nostro passato è parte integrante di ciò che oggi siamo diventati, questo non significa che non sia lecito selezionare, nel tumulto della storia, i momenti più alti a cui ispirarci: la grandezza di Roma ma non il sangue che sporca le mani dei Cesari, l’Illuminismo ma non il Terrore, le rivoluzioni industriali e non la miseria che ne è derivata, e anche il Cattolicesimo ma non le Crociate o la Santa Inquisizione. Non bisogna mai dimenticare l’altro lato della medaglia: la parte oscura e avvolta dalle tenebre della storia occidentale. Un cammino costellato di cadaveri: “il mattatoio della storia” di cui parlava Hegel. Che poco ha di edificante per l’uomo, ma molto ha da insegnare alle generazioni future. Si è ucciso molto per bramosia di potere, odio, superbia; ma anche in nome di Dio.
Come suggerisce l’economista premio Nobel Amartya Sen [2] , è bene sfuggire alla gabbia di un’unica identità e rifarsi piuttosto, tra i flussi e riflussi della nostra tormentata storia, ai principi che consideriamo fondativi. Ciò non significa che la Costituzione debba diventare un catalogo di tutte le tradizioni filosofiche e religiose che hanno attraversato il vecchio continente nel corso dei millenni: cattolici e non sapranno riconoscere e condividere tra i principi elencati nel Prologo della Costituzione – i diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto, pace, giustizia e solidarietà nel mondo, solo per citarne alcuni – la propria tradizione culturale, filosofica ed eventualmente religiosa.
è bene sfuggire alla gabbia di un’unica identità
Quelle che Benedetto XVI oggi chiama “tendenze e correnti laicistiche e relativistiche” sono in realtà il riconoscimento, sofferto proprio perché tanto spesso negato nel corso della nostra storia, del fatto che ognuno è libero di vivere secondo la propria coscienza. La sua battaglia per una “istituzionalizzazione” della morale cattolica non giova né alla Chiesa né ai popoli europei. Ben venga l’integrazione e la cooperazione tra la Chiesa di Roma e le istituzioni europee, e il riconoscimento dell’importanza del Cristianesimo nella storia europea; a condizione però che sia abbandonata l’aggressività di chi prospetta un’Europa uniconfessionale e poco aperta alla tolleranza civile e religiosa delle diverse anime che popolano il continente. Questa Europa non potrebbe mai essere l’Europa di tutti gli Europei e negherebbe, allora sì, se stessa.





