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Per una politica europea d'integrazione per i Rom

Il ritorno al potere di Silvio Berlusconi e la nomina di Roberto Maroni all’Interno allontanano chiaramente l’Italia dell’Unione europea. La lotta contro l’immigrazione clandestina, argomento privilegiato della Lega Nord, partito populista e antieuropeo, torna tra le priorità del governo con il pacchetto sicurezza approvato a Napoli dal Consiglio dei Ministri mercoledì 21 maggio.
mercoledì 4 giugno 2008 di  Diego Melchior | vota per questo articolo :
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La politica d’immigrazione della destra sta per prendere una dimensione chiaramente antieuropea. Roberto Maroni ha dichiarato che l’Italia potrà procedere a delle espulsioni di massa e che la clandestinità sarà considerata come un reato…

Queste parole avevano già provocato la rabbia della vice-premier del governo spagnolo che aveva accusato il governo di preparare una politica d’immigrazione non rispettosa dei diritti umani fondamentali. Si notano bene tutti i problemi che provoca la non esistenza di una politica d’immigrazione comune.

… i Rom sono un popolo che soffre dell’intolleranza e dell’esclusione in molti paesi europei …

Gli attacchi da parte del governo italiano contro gli immigrati si sono specialmente concentrati sulla comunità romena, generalmente assimilata alla comunità zingara. Inoltre, l’Italia è stata traversata questi ultimi giorni da violenze estremiste (caccia al romeno da parte di gruppi di cittadini autocostituti, incendi criminali di campi zingari, ecc.). Questi attacchi si sono moltiplicati dopo l’annuncio del governo di indurimento della propria politica nei confronti degli immigrati sia sul territorio, con espulsioni, sia sui confini, con un controllo poliziesco rinforzato. In Italia, i Romeni sono odiati da molta gente, che li considera responsabili dei problemi del paese. In molti discorsi, i Romeni sono anche frettolosamente ridotti ai Rom. Però, non tutti i Romeni sono dei Rom. Purtroppo, questa differenza, il governo attuale non sembra percepirla…

La differenza è però importantissima. I Romeni, che rappresentano la prima comunità immigrata in Italia, vengono da un paese dell’UE e sono dunque sottomessi alle stesse regole di circolazione e di accoglienza che tutti gli altri cittadini europei. Il governo italiano non ha quindi nessun ragione di trattare i Romeni in modo diverso. La questione dei Rom, invece, è ben diversa. I Rom che vivono in Italia vengono, in effetti, per una buona parte dalla Romania, ma anche dai Balcani, soprattutto da Bosnia, Albania e Serbia, paesi che hanno spesso dovuto lasciare al momento dello scoppio delle guerre in ex-Iugoslavia.

Inoltre, i Rom non sono una realtà specificamente italiana. In effetti, la questione dei Rom non può essere posta in termini d’immigrazione perché questo popolo è un popolo nomade all’origine. La questione è quindi quella dell’integrazione dei Rom nell’UE. I Rom formano una comunità che non obbedisce allo schema tradizionale della comunità nazionale (il territorio nazionale non ha alcun senso per loro) ed è precisamente questo che pone problemi alle società nazionali europee, come quella italiana. Ed è anche per questa ragione che la soluzione non potrà mai essere la creazione di uno Stato zingaro, come auspica l’estrema destra europea. Solo una politica europea d’integrazione dei Rom e di lotta contro le discriminazioni può essere una giusta risposta alla situazione deplorevole che conoscono oggi i Rom.

… una vera politica europea d’integrazione dei Rom è oggi necessaria …

Così, in seguito alle violenze contro i Rom in Italia di questi ultimi giorni, i deputati europei hanno discusso, martedì 20 maggio, in seduta plenaria del Parlamento europeo, della questione dell’integrazione dei Rom. La situazione dei Rom è disastrosa in tutta Europa dove questa comunità è esclusa della società. I Rom sono parcheggiati in campi dove la dignità umana è sparita. I Rom, ai quali s’incollano ancora degli stereotipi d’altro tempo, alimentano a torto i più disgustosi fantasmi della società. I Rom, rifiutando l’integrazione e negando la loro specificità e la loro storia, sono trattati come dei deviati. Infine, la strumentalizzazione di un inventato “pericolo Rom” alimenta le più becere politiche populiste.

Che fare insomma? È indispensabile, ed è stato chiesto dal Parlamento europeo, condurre una politica europea efficace d’integrazione dei Rom. A livello sociale, occorre immediatamente vegliare sulle condizioni sanitarie dei Rom, cioè sostituire i campi dove ora si ammassano per alloggiarli in spazi igienicamente conformi. Occorre anche moltiplicare l’informazione sull’educazione verso le comunità perché possano mandare i loro figli a scuola. Ma soprattutto, gli Stati membri dell’UE dovranno condurre un lavoro culturale verso le loro popolazioni nazionali per sradicare tutti i pregiudizi su i Rom. È probabilmente il presupposto indispensabile di una vera politica d’integrazione dei Rom. La tolleranza deve veramente diventare un valore forte dell’Unione europea.

… la tolleranza deve diventare un valore forte dell’Unione europea …

I Rom hanno contribuito e contribuiscono ancora a plasmare l’identità europea; rappresentano un’ideale di una Europa non più appesantita dall’attaccamento alla nazione. L’intolleranza che i Rom subiscono ancora oggi deve essere presa sul serio perché, ricordiamolo, nel passato questa stessa intolleranza ha condotto alla più grande catastrofe che ha mai colpito l’Europa.

[Perciò, noi, Europei, dobbiamo impegnarci a fermare le onde di risentimenti contro i Rom e dobbiamo impegnarsi a condurre una vera politica d’integrazione dei Rom a livello europeo.]

CC by-nd


Immagini:

  • Bandiera della comunità Rom. Fonte: Wikipedia
  • Cartina sulle minoranze Rom nei paesi europei, realizzata da Olahus su Wikipedia.

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2 commenti

  • 1 - Per una politica europea d’integrazione per i Rom

    5 giugno 01:21, di Matteo Manfredini

    Gentile Diego Melchior,

    permettimi di sottolineare che la fine dell’articolo:«i Rom rappresentano un’ideale di una Europa non più appesantita dall’attaccamento alla nazione» non mi è molto chiara. I Rom non rappresentano un cammino ripercorribile per l’Europa, per il semplice motivo che non hanno attraversato quel processo fondamentale del passaggio da entità Nazionale (nel nostro caso le Nazioni Europee) ad una entità superiore (nel nostro caso una Europa Federale).

    Anche nel passaggio: «I Rom hanno contribuito e contribuiscono ancora a plasmare l’identità europea» c’è qualcosa che mi sfugge. Intanto bosigna definire una identità europea, perchè chiunque potrebbe obbiettare che tutte le popolazioni, i processi strorici, i movimenti politici, ed i flussi di immigrazione hanno contribuito a creare l’Europa odierna.

    A mio avviso il problema Rom e molto delicato e di non facile risluzione, e l’Italia è sicuramente un esempio di gestione negativa del fenomeno. Inoltre, fino adesso, questa gestione sbagliata ha causato semmai un effetto opposto.

    I Rom vengono spesso stigmatizzato e sono il capro espiatorio dei tanti mali che affliggono la nostra «moderna» società, izzando così il focolaio del nazionalismo, del nemico comune col quale autocelebrarsi, sull’oggetto che ci fa sentire ancora di più tutti mebri di un determinato gruppo o etnia.

    Ma mi voglio spingere più in là, se si vuole cercare una integrazione che non sia fatta solo di proclami bisogna iniziare a non usare più il termine Rom, il quale determina subito un confine mentale, una linea tra noi e loro, ben demarcati e chiari.

    L’Ue ha stanziato diversi fondi per l’integrazine di costoro, ed è bene che si iniziono ad usare, che invece di costruire dei campi (o meglio delle riserve) venga data la possibilità di avere un appatamento in una palazzina nella quale vivano famiglie normali.

    E concludendo è bene che queste opportunità che vengono loro date non vengano dagli stessi sprecate. Perchè non bisogna domenticare mai che le integrazioni si fanno insieme da entrabe le parti, e la voglia di essere cittadini europei con diritti e doveri deve essere reciproca

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    •  Per una politica europea d’integrazione per i Rom 9 giugno 13:55, di Diego Melchior

      Globalmente d’accordo con il suo commento. Risponderò quindi sul rapporto Rom / nazione.

      Il passaggio dalla nazione all’Unione è in effetti stato un passaggio comune a molti popoli dell’Europa, soprattutto occidentale (un integrazione verticale dall’alto in somma). Però non siamo ancora arrivato a quest’ Europa federale, pensata sul modello istituzionale classico ottocentesco-novecentesco di raggruppamento di stati dall’alto (Stati Uniti/Germania) che noi europei convinti vogliamo.

      Però, secondo me, il processo di nazionalizzazione delle masse e di costruzione di stati nazioni non era iscritto così nella storia, esisteva già altre idee nel secolo XIX che proponevano vie diverse, cioè senza passare dalle costruzioni ridotte dei stati nazioni per poi provare ad andare al di là. In questo senso, i Rom, popolo di nomade, potevano essere un esempio di “nazione in rete”, une comunità forte delle sue valori ma non definita da uno spazio geografico omogeneo ed euclidiano (il territorio) ma da una rete transnazionale in tutta l’Europa.

      Quindi, secondo me, questo modello di Europa-rete (rete di cittadini, rete di comunità, rete di passioni, rete di città o qualsiasi rete.), fondata su dei legami di fiducia, di collaborazione e di tolleranza è anche un’altra via per una Europa politica più integrata e più aperta. Questo modello mi sembra d’attualità, soprattutto in un mondo globalizzato in movimento perpetuale.

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