
La critica mossa al degrado della politica, che colpisce l’Italia in modo particolare, ma in misura cospicua anche altri stati europei, è sicuramente giusta e degna di essere denunciata con un bel Vaf… La soluzione che invece viene proposta, liste civiche che rinnovino la classe politica, mi sembra alquanto inadeguata ad affrontare il problema. Proviamo a vederlo sotto un’altra luce.
I cittadini italiani sono consapevoli del declino del loro status di cittadini: si rendono conto ogni giorno che i loro governanti non sono più capaci di garantire un futuro di prosperità e di pace, servizi sociali di standard elevati, di fornire ai giovani migliori la prospettiva di entrare in grandi centri di ricerca con leadership mondiale, la possibilità di pensare ad una famiglia, il coraggio di intraprendere un’impresa.
Lo stato esige dai cittadini il rispetto delle leggi e il pagamento delle tasse. Questo rapporto tra il cittadino e lo stato è giusto ed accettabile, ma a condizione che lo stato sia in grado di rendere al cittadino i servizi per i quali esiste. Oggi nel campo economico, sociale, militare e diplomatico i nostri stati non rendono più servizi validi. Nuovi attori non statali, spesso di dimensione continentale e mondiale, dimostrano di avere in molti campi un peso più forte dello stato stesso: pensiamo alle grandi multinazionali, alle organizzazioni della società civile, ai grandi gruppi televisivi, alle organizzazioni criminali. In questo contesto di impotenza, la politica nazionale non è più capace di grandi visioni e chi si batte per cambiare e migliorare il mondo preferisce star fuori dal teatrino delle politiche nazionali. La crisi degli stati è al punto tale che i migliori talenti, gli uomini di grande respiro, non si dedicano più alla politica.
… l’impotenza degli stati europei è una malattia cronica …
L’impotenza degli stati europei è una malattia cronica. “E’ deprimente, scema la vitalità dei nostri popoli e abbrevia le loro possibilità di vivere come popoli liberi. Ma li abitua anche a vivere nel rimpianto, nel risentimento, nell’umiliazione dell’accettazione rassegnata di ciò che esiste. Si disprezza, in fondo al cuore, un sistema che ci uccide lentamente, ma non si pensa mai troppo a cambiarlo, e gli si è perfino riconoscenti perché offre dei rinvii, forse lunghi, all’esecuzione finale”. [1]
… credo allora che chi ha a cuore il futuro della politica debba porsi un obbiettivo diverso: costruire una nuova generazione per l’unità europea …
Io credo allora che chi ha a cuore il futuro della politica debba porsi un obbiettivo diverso: costruire una nuova generazione per l’unità europea. Costruire una generazione politica che sappia pensare in grande, che immagini il ruolo che l’Europa può avere nel mondo e sia in grado di rilanciare i partiti politici su grandi ideali.
Il Consiglio europeo di Bruxelles dello scorso giugno ha mostrato, non a caso, una classe politica che non sogna più l’Europa. Coloro che sostenevano la Costituzione europea si sono dimostrati timidi e poco combattivi. Lo stesso vale per il Parlamento europeo, che non ha esibito il minimo interesse a dare ai cittadini europei un sistema di governo un po’ più democratico.
Questa nuova generazione per l’Europa non potrà venire dalle file dei partiti politici nazionali, vecchi o nuovi che siano. Una nuova generazione può invece nascere nella politica europea. Se sfruttiamo l’idea contenuta nella Costituzione, bocciata ma pur sempre scritta, secondo la quale il prossimo presidente della Commissione dev’essere espressione della maggioranza parlamentare, ecco che si può scatenare una battaglia politica di grandi ideali, ecco che ci si può pronunciare su cosa l’Europa vuole fare di se stessa e come vuole agire nel mondo. Noi, che crediamo ancora nella politica, dobbiamo dire quali obiettivi abbiamo per l’Europa. Dobbiamo fare una proposta. Pochi punti che indichino le riforme istituzionali: una Costituzione federale approvata da un referendum europeo che dia un governo democratico all’Unione, e alcune idee sui grandi temi della politica: una proposta per rilanciare l’economia, una per l’ambiente, una per la politica estera.
Penso dunque ad un’Europa che utilizzi i propri risparmi per finanziare gli investimenti necessari per portarci verso la società della conoscenza e non li sperperi in inutili consumi che danneggiano lo spirito e l’ambiente, penso una politica ambientale che faccia scelte coraggiose, che sappia finanziare la ricerca e gli investimenti in energie rinnovabili, penso ad una politica di pace che sappia affrontare le tensioni del Medio Oriente ed il grande divario di ricchezza tra nord e sud del mondo.
Qualcuno potrà darmi del visionario. Ma l’Europa può farci ancora sognare che questo sia possibile…
Qualcuno potrà darmi del visionario. Ma l’Europa può farci ancora sognare che questo sia possibile. L’Italia, la Francia, la Germania o quale altro paese preso da solo credo proprio di no. Chi non è d’accordo scagli il primo Vaf…






