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Difesa Comune Europea: l’utopia che si “riaccende” dopo sessant’anni

, di Davide Corraro

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  • Membro della Gioventù Federalista Europea - Sezione di Verona

È una sera del 1954, dopo una riunione estenuante, durata giorni, a parlare di un progetto che avrebbe potuto cambiare le sorti dell’Europa, i Ministri della Difesa di Francia, Italia e Germania, sentono alla radio una notizia che lascia, nella stanza dell’hotel parigino che li ospita, un silenzio assordante. Il parlamento francese ha appena bocciato il progetto per una Comunità Europea di Difesa. I rappresentanti dei cittadini della nazione che ha insegnato al mondo a ribellarsi ai poteri forti hanno inflitto il colpo quasi mortale all’Europa dei popoli, a quello Stato federale immaginato da un visionario in una sera d’inverno di tredici anni prima, sulla piccola isola di Ventotene.

Se della storia della CED fosse stato scritto un romanzo probabilmente sarebbe iniziato così. La storia, però, non è di certo meno avvincente. Cercheremo di raccontarla anche alla luce dei recenti sviluppi.

Il tutto nasce nel 1949 con un’iniziativa francese, appunto, che aveva lo scopo mirato di pacificare una volta per tutte il vecchio continente grazie all’eliminazione dei singoli eserciti nazionali, ma il progetto fallì per paura di allontanarsi definitivamente da quegli schemi consolidati di sovranità nazionale che per decenni avevano imperato in Europa. Una paura irrazionale, dato che quegli stessi ideali di sovranità nazionale avevano portato ai più grandi massacri della storia dell’umanità.

Di unire gli eserciti praticamente non si parlò più fino al 1992. Ma il trattato di Maastricht riaprì in un certo senso la questione, in quanto al suo interno si fece riferimento al fatto che occorresse sviluppare una “graduale definizione di una politica di difesa comune della UE”. Nel 1998, con la dichiarazione di Saint-Malo, tra Jacques Chirac e Tony Blair, si assistette a qualcosa di miracoloso, in quanto gli inglesi, da sempre riluttanti ad abbandonare le forze armate di Sua Maestà, realizzarono che soltanto attraverso l’UE sarebbe stato possibile migliorare le capacità militari europee. Questo importante passo rimase però fine a se stesso, in quanto la politica europea di quegli anni stava assistendo ad un altro miracolo che fino a poco tempo prima il mondo mai avrebbe immaginato: la creazione di una moneta unica.

Saint-Malo segnò il punto di massimo avvicinamento degli inglesi al progetto di creare un esercito europeo. Dopo Tony Blair, nessun altro politico britannico ha nemmeno mai pensato di fare dichiarazioni favorevoli alla politica di difesa comune, anzi l’atteggiamento è sempre stato negativo. In più occasioni, esponenti della classe politica inglese, con lo humor che li contraddistingue, hanno infatti dichiarato: “Visto quello che l’eurocrazia di Bruxelles è riuscita a combinare dopo che le sono stati affidati la gestione economica e quella della moneta unica, figuriamoci cosa sarebbe capace di fare una volta che le venisse affidata anche la difesa”.

Qualcosa però è cambiato. Il 23 giugno scorso, il popolo di Elisabetta II ha deciso che l’Europa non faceva più per lui. La Brexit, che ancora deve attuarsi concretamente, non ha avuto tuttavia solo conseguenze negative. Cinque giorni dopo il referendum, l’Alto Rappresentante Mogherini ha lanciato la Global Strategy dell’Unione europea – tra cui rientra anche un capitolo strettamente legato alla difesa comune – dichiarando, a tal proposito,che i “cittadini ed il mondo hanno bisogno di un’Unione europea forte come non mai”.

L’idea della Mogherini è stata ripresa, tra gli altri, dai Ministri della Difesa di Francia, Italia e Germania, che hanno presentato proposte concrete su come realizzare questo importante passo di costituzione di un’Europa politicamente e militarmente più forte. Attenzione però, non si parla più della creazione di un esercito unico. Si tratta di condividere mezzi, uomini ed energie per proteggere i confini esterni dell’Europa. Le discussioni sono ancora in corso e dopo due vertici a Bratislava nel settembre scorso non si è ancora riusciti ad arrivare ad una posizione comune.

È sotto gli occhi di tutti che l’Europa dei “piccoli passi” ha prevalso ancora. È un bene? Oppure condurrà all’ennesimo polverone alzato per nulla? Certo è che la Brexit ha tolto l’alibi dietro il quale i governi degli Stati europei si sono nascosti per anni pur di non intraprendere delle scelte fortemente impopolari di diminuzione della propria sovranità interna.

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Fonte immagine Wikipedia

Tuoi commenti

  • su 31 ottobre a 15:43, di francesco franco In risposta a: Difesa Comune Europea: l’utopia che si “riaccende” dopo sessant’anni

    Sono scelte «impopolari» solo se si omette di spiegare ai cittadini quello che in termini di aiuti alla cooperazione si farà (con le enormi somme ed i molti denari risparmiati perché tolti all’industria bellica) a favore dei paesi poveri in particolare nord-africani da cui oggi fuggono migliaia di persone.

  • su 1 novembre a 22:39, di Giuseppe Marrosu In risposta a: Difesa Comune Europea: l’utopia che si “riaccende” dopo sessant’anni

    Una difesa comune e tanto più un esercito comune senza un governo centrale dotato di legittimità e autorevolezza?

    Lo vedrei come un passo falso. Su quali territori e infrastrutture e su quali servizi segreti potrebbe contare, visto che tutte queste cose rimarrebbero sotto il controllo degli Stati Membri? A chi risponderebbe? Chi potrebbe ordinarne l’intervento? In quanti potrebbero invece impedirne il dispiegamento? E se venissero mantenuti gli eserciti nazionali, questo 29° esercito dell’Unione non sarebbe forse più o meno debole quanto gli altri 28? E così, sottraendo risorse a questi ma senza raggiungere dimensioni significative, renderebbe l’Europa ancora più debole militarmente.

    Intanto molti europei si chiederebbero perché migliaia di soldati e miliardi di euro in armamenti e stipendi vengono messi al servizio di una struttura sovranazionale apparentemente fuori da ogni controllo democratico, e con quale legittimità questa nuova forza decide di cominciare una guerra impopolare, o al contrario rimane inerte davanti a degli orrori cui potrebbe porre fine. Praticamente le stesse critiche, mutatis mutandis, che vengono rivolte all’euro: che legittimità ha la BCE, perché fanno così, perché non fanno cosà, e chi gli paga gli stipendi ecc..

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