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Merkel e Hollande al Parlamento: parole giuste ma poche proposte

, di Mauro Sanna

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  • Studies political science at the European Studies Institute in Brussels while currently doing an internship at the Secretariat of JEF:

Il 7 settembre 2015 la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande hanno pronunciato un discorso dinanzi al Parlamento europeo. In seguito, la coppia franco-tedesca si è confrontata con i leader dei gruppi politici del Parlamento e ha risposto alle loro domande. Questo intervento avviene in un momento di difficoltà e opportunità storiche per la costruzione europea: elementi come il terrorismo, l’afflusso massiccio di rifugiati, la crisi economica, la possibilità incombente di un Brexit nel 2017, hanno sconquassato l’Unione e messo in discussione la solidarietà europea. Questi e altri temi sono stati trattati dai due leader nazionali, durante un evento raro, che ha sottolineato l’importanza storica degli eventi che viviamo.

Questo evento non è comunque unico: ventisei anni prima i leader della Francia e della Germania avevano espresso le loro idee e comunicato l’importanza storica del momento agli eurodeputati. Era il 22 novembre 1989, e il cancelliere tedesco Helmut Kohl e il presidente francese François Mitterand comunicavano mano nella mano la loro visione di un’Europa giovane e desiderosa di unità dopo la caduta del Muro. Nell’Europa del 1989 soffiavano speranza e voglia di unità.

Allora, come adesso, l’Unione europea era un gigantesco cantiere in corso. Ventisei anni fa, come due giorni fa, delle idee – forti – sono state espresse riguardo al futuro dell’integrazione del nostro continente.

Hollande: solidarietà, responsabilità, fermezza

Il presidente francese ha rivendicato la sua volontà di avere un’Europa capace di “riaffermare il principio semplice e chiaro di solidarietà, responsabilità e fermezza”. Fermezza nella reazione contro la crisi ucraina; responsabilità contro il terrorismo, “che minaccia l’anima del continente”, e solidarietà verso i rifugiati. Hollande ha notato che “ogni volta che siamo confrontati a una crisi c’è una tentazione di chiusura nazionale”. Al contrario, secondo lui, queste crisi pongono l’accento sul bisogno di “un’Europa più forte e più unita”. Infine, il presidente ha terminato il suo discorso affermando che “non c’è nessun’altra soluzione che un’Europa forte per garantire la nostra sovranità “.

Altrettanto belle parole sono state proferite dalla Cancelliera tedesca, che ha insistito sul bisogno di solidarietà europea dicendo che gli Stati membri devono resistere alla tentazione di tornare a delle azioni puramente nazionali. Merkel ha terminato affermando: “in questo momento vogliamo più Europa! La Germania e la Francia sono pronte.”

Poche proposte concrete

Questo discorso congiunto ha diffuso un forte messaggio di unità ma poche soluzioni concrete sono state presentate.

Anche se Hollande ha giustamente insistito sul fatto che “scelte istituzionali saranno necessarie”, non ha precisato meglio le sue intenzioni. Il suo mantra della solidarietà nei momenti di crisi omette un fatto: un animale a ventotto teste come l’Unione europea non riesce a prendere decisioni coerenti e rapide durante questi momenti di emergenza. Mettere d’accordo ventotto stati su delle quote obbligatorie è un incubo politico. Mettere d’accordo ventotto stati sulla politica estera? Un altro rompicapo pressoché insolubile. Mettere d’accordo ventotto stati su degli aiuti finanziari per una Grecia sull’orlo del collasso finanziario ha richiesto anni di negoziazioni, e tempo prezioso è stato sprecato.

Il federalismo europeo: una soluzione?

In poche parole, quello che François Hollande e Angela Merkel omettono nel loro discorso – o che hanno paura di ammettere – è che un’Unione a ventotto teste è cacofonica, e che la soluzione è il trasferimento sempre più grande di sovranità in numerose aree chiave. In un’Europa federale, munita di un vero e proprio Governo europeo, controllato da un Parlamento europeo realmente democratico, queste crisi sarebbero state gestite con più coerenza, prontezza e decisione. O se mi si permette di parafrasare le parole del presidente francese, con solidarietà, responsabilità, fermezza.

Infine, questa maggiore integrazione europea deve essere voluta dai popoli europei. Enormi sforzi devono essere fatti in modo da ascoltare di più i cittadini e trasformare l’Unione europea nell’Unione che essi desiderano. Per fare ciò, bisogna sensibilizzare gli Europei alla politica europea, e superare l’apatia politica che regna attualmente. Partendo da questa base, l’Unione europea sarà progressivamente legittimata da un punto di vista democratico, e delle modifiche istituzionali profonde, che promuoveranno una maggiore integrazione politica, saranno giustificate.

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P.S.

Fonte immagine Pixabay

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