L’Unione perde fascino

, di Jacopo Barbati

L'Unione perde fascino

La crisi danneggia l’appeal dell’Unione. O meglio, è l’Unione che ha danneggiato sé stessa con la risposta inadeguata che ha saputo (o sarebbe più corretto dire “voluto”?) dare alla crisi economica mondiale dell’ultimo biennio (Le potenzialità per fare di meglio ci sarebbero state…)

Due storie diverse, ma non troppo

Ciò si riflette nel crollo del consenso popolare sull’adesione all’UE in due Paesi strategicamente molto importanti: l’Islanda e la Turchia. La sperduta isoletta dall’economia e dal welfare sviluppatissimi, fino al crollo economico dovuto alla crisi, e l’eterna fidanzata d’Europa, a metà tra Oriente e Occidente, Paese gigantesco dalla storia millenaria e roccaforte dell’islamismo laico e moderato. Curioso notare come questi Paesi siano in condizioni diversissime l’un dall’altro: l’Islanda, come detto, deve riprendersi da una durissima crisi economica che l’ha portata quasi al tracollo economico e istituzionale; la Turchia, invece, ha un PIL in crescita del 12% annuo e ricopre un ruolo dominante nel medio oriente: è il primo partner commerciale di quasi tutte le repubbliche arabe dell’area. Inoltre, cosa non sottovalutabile, esercita una notevole influenza culturale grazie alla vasta produzione cinematografica e televisiva: le telenovela turche sono famosissime in tutto il mondo arabo.

Legittimo disincanto

Quel che avevano in comune Islanda e Turchia era l’ampio consenso popolare sull’adesione all’UE registrato nel 2009 (e in Turchia anche prima, grazie all’impegno dei politici locali – non sempre contraccambiati da quelli di Bruxelles), attestabile all’80% circa in entrambe le nazioni.

Quel che hanno in comune Islanda e Turchia è il crollo del suddetto consenso, dall’80% al 50%, dovuto all’inadeguatezza dimostrata dall’Unione nella gestione della crisi economica e agli annaspamenti del caso Grecia. Gli islandesi hanno iniziato a pensare che entrare nell’UE non possa aiutarli a superare la crisi; i turchi possono ritenere che far parte di un sistema non proprio così efficiente come si possa pensare rappresenti più un danno che un vantaggio.

E perché dar loro torto? Del resto, ognuno fa la fine che si merita; e l’UE non poteva immaginare fine migliore

... È la Turchia ad aver bisogno dell’Ue, o è l’Ue ad aver bisogno della Turchia ...

,per la propria immagine e credibilità dopo la limitata ed inadeguata reazione alla crisi economica, che ha fatto emergere tutti i limiti di un sistema ancora basato su dinamiche nazionalistiche e che, ormai pare lamapante, potrebbe essere molto più efficace ed efficiente se solo seguisse la sua naturale evoluzione, ossia trasformandosi in Federazione. Chissà se vivremo abbastanza a lungo per vedere accadere ciò…

Le buone notizie

Tuttavia, da nord arrivano buone notizie. Nonostante l’equivoco sentimento popolare, in questi giorni sta per iniziare il processo di adesione dell’Islanda all’UE. I negoziati potrebbero incontrare delle difficoltà dovute all’incompatibilità tra la politica ittica islandese (che tollera la caccia alle balene con limiti territoriali marini vastissimi) e alle tensioni createsi con Regno Unito e Paesi Bassi a causa dei molti debiti contratti dagli islandesi e non ancora saldati (decine di miliardi di euro). Inoltre, qualora i negoziati dovessero andare a buon fine, la parola definitiva sull’ingresso dell’Islanda nell’Unione sarà data da un referendum popolare. E con questi chiari di luna…

Le cattive notizie

È lecito essere ancor più pessimisti sul caso turco. Dopo tanti anni di tira e molla, nonché di pareri negativi dai sempre più influenti partiti nazionalisti ed anti-islamici (e non) sparsi in tutta Europa, è lecito attendersi un calo di interesse da parte della Turchia sull’ingresso nell’Unione. Anche perché, come detto, l’influenza turca nell’aerea medio-orientale è corposa e crescente, e da qui alla costituzione di una “lega araba medio-orientale” il passo potrebbe essere più breve di quel che si pensa. Quindi, qui la domanda sorge spontanea: è la Turchia ad aver bisogno dell’Europa, o viceversa?

Fonte dell’immagine: World Wide Web

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Tuoi commenti

  • su 7 settembre 2010 a 20:34, di Nick Riddle In risposta a: L’Unione perde fascino

    Beh, se l’UE fosse veramente sovrannazionale, forse verrebbe percepita anche come «utile» e «sexy». Per esempio si potrebbe delegargli veramente la politica estera (ma è stata nominata un’ euroscettica!). Poi i politici nazionali in difficoltà a casa propria, non han fatto altro che indire «purghe» al grido «ce lo impone la UE», come se non fossero gli stessi politici che decidono a livello europeo in sede di consiglio e di commissione (eletta sempre dai governi nazionali). Si abbia il coraggio di rafforzare le prerogative del parlamento EU e si diano poteri sovra-statali alla commissione in politica estera e di difesa ed in politica economica (sotto controllo parlamentare, però...). D’altronde, anche se nessuno lo dice, gli «stati-nazione» non sono «nazioni» ma artefatti ottocenteschi destinati ad esplodere e dunque sarebbe ora di pensare a mcroregioni europee federate a livello UE, sullo stile della Svizzera.

  • su 16 settembre 2010 a 16:33, di Davide Negri In risposta a: L’Unione perde fascino

    L’Unione Europea è per gli Stati europei, come il Sacro Romano Impero fu per gli staterelli tedeschi. Un istituzione che ha poteri reali MA NON SOVRANI perchè in qualsiasi momento gli Stati sovrani nazionali (i reali padroni dei trattati) potranno riprenderseli (basta pensare a quanti discorsi si sono fatti sul caso Grecia). Rafforzare il parlamento europeo oggi non credo sia più possibile perchè c’è bisogno sempre dell’assenso di 27 Esecutivi, in primis di Francia e Germania. In secondo luogo il parlamento europeo non fornisce alla Comunità europea e all’Unione europea una legittimazione democratica pari a quella garantita all’interno di uno Stato democratico dall’organo rappresentativo dei cittadini. Innanzitutto perchè si tratta di una istituzione che non rappresenta i cittadini su di un piede di parità. In secondo luogo perchè, nè i cittadini, nè il Parlamento europeo che li rappresenta, hanno il potere di nominare un governo che risponda del proprio operato davanti ai propri cittadini. Non basta rafforzare le istituzioni europee per creare lo Stato federale europeo. Uno Stato nasce da un momento costituzionale rivoluzionario che dissolve la sovranità degli stati europei per ricrearla nello stato federale.

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