Una lettera arrabbiata all’Europa

, di Michael Vogtmann, tradotto da Oscar Polli

Una lettera arrabbiata all'Europa

Il giorno dopo il referendum della Brexit è stato uno shock per molti Europei. Mentre sull’isola abbiamo assistito ad un aumento dell’impegno di molti cittadini verso l’Europa, gli europei continentali sembrano essere sorprendentemente molto passivi.

Abbiamo un compito storico di fronte a noi e tutti dovrebbero aiutare a portarlo a termine. Il movimento del 48% in Gran Bretagna ci sta dando un esempio.

Il mio amico l’indicatore

Il 24 giugno, in Europa è avvenuto un cambiamento radicale. Come indicazione per questo, non prendo la estrema divisione della società britannica o la discussione senza fine sul futuro dell’Europa in Germania. No, prendo un vecchio amico, chiamiamolo “Dominik”.

Da quando lo conosco, parlo sempre di politica con lui. Ha sempre avuto un opinione molto chiara sull’Unione europea: «io sono tedesco e non mi sento europeo. Non mi piace questo rendere tutto uguale”. Negli anni passati ho cercato di evitare la politica europea mentre parlavo con lui. Lo consideravo un caso senza speranza e non volevo affrontare pesanti argomentazioni. Diventavo matto soprattutto per quanto riguarda le sue reazioni alla crisi dell’eurozona. Pochi mesi fa, non ho potuto evitare una discussione sulla politica europea. Dominik mi chiese:»Cosa pensi di Brexit?” Io risposi «Cosa dovrei pensare”. Ho pensato... adesso comincerà a vantarsi su quanto grande sia stata grande la Gran Bretagna a fare il primo passo e che i tedeschi adesso possono fare lo stesso. L’Europa sarà cosi storia. La mia mano ha cominciato a tremare ma poi sono arrivate le sue curiose parole:»Quei britannici sono matti! Distruggeranno completamente la loro economia! Questo è stato il momento in cui ho realizzato che il referendum ha cambiato tutto fondamentalmente.

Sviluppi sull’Isola

Dopo i tanti anni di propaganda anti-europea della stampa Murdoch, Brexit non è stata una sorpresa. Quello che è stato veramente spaventoso è stato lo scoppio della furia inumana e nazionalista dopo il referendum. Nell’Inghilterra di oggi, un odio espresso contro gli europei dell’est è nella realtà giornaliera. Il clima di odio e razzismo ha portato alla morte di Arkadius Jozwik. In Scozia un altro umore ha dominato il dibattito. La prospettiva di non poter far parte mai più dell’Unione europea, ha rivitalizzato il movimento di indipendenza scozzese, il quale non ha invece mai cercato una separazione da Bruxelles. Questo ritratto sarebbe stato semplice: un’aperta e tollerante Scozia e un’Inghilterra xenofoba, se non ci fossero state le proteste del 48%. Durante la “marcia per l’Europa” a Londra migliaia di inglesi e altri cittadini europei hanno protestato contro Brexit sventolando la bandiera dell’unione europea. Quando ho visto le foto di un mare di bandiere blu con stelle gialle mi sono sentito rassicurato. Infatti, ho capito che questo era un nuovo mondo. Le persone hanno protestato per l’Europa in un paese dove i politici, sin dagli anni ’70, hanno usato una retorica negativa contro i mali di Bruxelles. Tuttavia, uno si chiede, dove sono state tutte quelle persone prima del referendum? Non era quello il momento migliore per una dimostrazione?

Mobilizzazione asimmetrica

Il vero problema di questa Europa non sono i critici come Dominik, e nemmeno razzisti di destra che odiano l’Europa. Il vero problema sono gli Europesti occasionali. Chi ha raccolto e unito le forze prima del referendum? I nazionalisti, gli estremisti di destra, i nemici degli stranieri, quelli praticamente fermi nel passato. Per chi invece il risultato è stato una brutta sorpresa? Per i cosmopoliti, i giovani, i progressisti e si, anche gli per gli economisti, accademici e le elites della società. Con molta stupidità, il secondo gruppo pensava che il risultato sarebbe stato ovvio, perché i bookmakers avevano detto cosi. Loro sono gli Europesti occasionali. Loro godono della vita europea e ovviamente a loro piace l’Europa. Però non si sentono di andare a partecipare a delle dimostrazioni in sua difesa. Loro tollerano titoli razzisti come PIGS o pigri grechi perché ci sono molti problemi in Grecia. Loro non si indignano dell’alto tasso di disoccupazioni in Spagna perché la signora Merkel e il signor Schäuble dicono che la Spagna è sulla strada giusta. Certo, naturalmente pensano che non sia giusto che gli europei dell’est blocchino la rilocazione dei rifugiati all’interno dell’Unione europea. Che i paesi occidentali e nordici fino al 2015, includendo la Germania, definivano i rifugiati come solo un altro problema dei paesi mediterranei e quindi che non li disturbava. Anche il tempo di indignazione di quegli europei illuminati è stato molto breve. Mentre in tutta la Gran Bretagna crescevano sempre più proteste, dopo il primo shock, nel continente un umore di passività e pigrizia ha preso il sopravvento ancora. L’Unione europea continuerà. Il Regno Unito è un caso speciale. Ma chi si mobilita ora sul continente per un futuro diverso per l’Europa?

I problemi che l’Unione non ha risolto

Per tutti quelli che non hanno sentito la campanella d’allarme: stiamo testimoniando la morte segreta del progetto europeo e una ricaduta in stupidi tempi nazionalisti e probabilmente in tempi di guerra come nel diciannovesimo secolo. Forse dovrei vedere uno psicologo a causa delle mie visioni distopiche. Ma forse invece, tutti gli europei dovrebbero salire sul carro e realizzare quello che c’è in gioco.

Crisi finanziarie, demografia, immigrazione, geopolitica, cambiamento-climatico. Tutte sfide che richiedono un’Europa forte, perché delle piccole nazioni non riusciranno mai ad affrontarle da sole. Invece, abbiamo un’Unione bloccata dall’egoismo nazionale, che equivale ad una lenta catastrofe. E no, il summit di Bratislava non ha cambiato nulla. Potrebbe anche avere reso tutto peggio. I problemi esistono ancora perché nessuno nelle capitali nazionali vuole risolverli. Tutti hanno paura che l’Europa sia impopolare. E per i politici sembra davvero cosi, perché nessuno sta protestando nelle strade. Nessuno tiene a bada le menzogne delle destre, dove su internet prendono in giro l’Europa con vari comenti. Nessuno è disturbato dalla crisi sociale in Grecia ed altri paesi qui nella nostra eurozona. I populismo nazionale infetta l’intera Europa, mentre le forze per una migliore ed alternativa Europa, dopo lo shock della Brexit, hanno continuato a dormire.

Il problema della motivazione dei ragionevoli

Che cosa sta succedendo con gli Europei attivi? Che cosa sta facendo AEGEE? Che cosa stanno facendo i federalisti Europei e la JEF? JEF sta cercando di forzare una campagna mediatica per ottenere più membri e diventare più popolare? Sta distribuendo volantini nelle scuole? I partiti di destra stanno distribuendo volantini ovunque. Che cosa vogliono le elite accademiche e politiche? Verhofsdadt vuole un governo europeo. Habermas vuole un Europa di a due geometrie. Varoufakis vuole più trasparenza attraverso la diretta delle sedute dell’ Ecofin. Guérot vuole una democrazia transnazionale di regioni in Europa. Pietro de Matteis e Yves Geringon vogliono far entrare un partito federalista e paneuropeo nel Parlamento europeo. Noi vediamo molte iniziative da parte di molte persone interessanti. Ma il problema è che poi tutto viene emarginato, perché non mobilitiamo abbastanza persone. Ma la ragione non è che non ci sono abbastanza persone a favore dell’Unione europea la fuori. Una delle ragioni è che non abbiamo abbastanza collegamenti attraverso i confini. Siamo imprigionati nei nostri piccoli container nazionali. Inoltre il nostro successo soffre di un problema motivazionale. L’idealismo non funziona più come motore. Al primo posto, la nostra forza motrice è l’ego, il quale non ci permette di supportare le iniziative altrui. Tutti vogliono che il loro progetto sia la prossima grande trovata che salverà l’Europa invece di dire: "OK, non sono del tutto d’accordo con quello che dici ma per il 70% sono d’accordo. Cooperiamo e realizziamo i nostri obiettivi insieme”.

Alziamo la bandiera e supportiamoci a vicenda

Io non chiedo di andare alle dimostrazioni o di cominciare a combattere con degli stupidi nazionalisti. Spesso sono le piccole cose che fanno la differenza nel risolvere i problemi. Un piccolo gesto può cambiare l’umore intero.

Un giovane studente di politica italiano a Londra, Oscar Polli, mi ha recentemente contattato su Twitter e mi ha chiesto se poteva aiutarmi con il mio attivismo in Europa. Ora sta traducendo i miei articoli su NewFederalist.eu in italiano, cosicché possano essere pubblicati in italiano su Eurobull.it. Quando tutti noi che ci chiamiamo attivisti europei o federalisti farebbero come Oscar Polli, questa lettera sarebbe di poca importanza e i problemi in Europa sarebbero meno insolvibili. Oppure facciamo un esempio degli inglesi e scozzesi. Ma impariamo dai loro errori e facciamolo prima sia troppo tardi: sventoliamo la bandiera dell’Europa! Nel vostro guardino, stampatela sulle vostre tazze, portatelo sui vostri vestiti o bottoni, sulle vostre giacche! Siate originali e create il vostro simbolo dell’Europa nel vostro modo creativo.

Migliaia di attivisti a favore dell’Europa marciano in centro a Londra

L’idea non è quella di mostrare solidarietà al sistema che non funziona bene. Le 12 stelle stanno per l’unità di tutta l’Europa. La bandiera è stata usata per la prima volta dal consiglio d’Europa, un’istituzione che non ha mai avuto nulla a che fare con la comunità europea o L’unione europea dopo. L’Unione europea l’ha semplicemente adottata dopo come simbolo per l’Europa. Potrebbe sembrare semplice, ma è un piccolo simbolo che mostra al mondo che tu sei contro l’odio, lo stupido nazionalismo e per un’Europa si speranza, nella quale viviamo onestamente e in modo civile con ognuno. In cui troviamo compromessi e risolviamo problemi insieme in solidarietà, invece di cadere in istintivi egoismi. Mostralo ai tuoi vicini, colleghi, datori di lavoro, e politici nazionali. Noi siamo sovrani e noi siamo l’Europa.

Fonte immagine Flickr

Tuoi commenti

  • su 15 marzo a 18:55, di Alberto Tani In risposta a: Una lettera arrabbiata all’Europa

    Hello Michael, Oscar, thank you for your inspiring article.

    I am a «young» European (suspended commas as I have already passed the «30 years old threshold») of Italian origin who recently moved to Italian Switzerland (yes, outside the EU boundaries, unfortunately).

    I would like to do my part in saving the little union we have created in Europe so far and in promoting a renaissance of the true European federalist «dream» (suspended commas since dream usually do not come true, whilst I do hope and believe that the European Federation should become real in a near future).

    I have a Management engineering background and speak fluently English, French, Spanish and Portuguese; I can help with translations and can reach out to fellow Europhiles in northern Italy (I am very close to Como and Varese and fairly close to Milano).

    Feel free to contact me at the email address I indicated if you deem I could be useful to our common cause.

    Thank you again for your efforts in sustaining our EU.

    Ciao

    Albe-

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