
Ieri sera ho avuto una visione. Non ci credete? Tornato da Milano alla mia amata Verona, sistemo un po’ le mie cose, accendo la televisione per farmi compagnia fintanto che svuoto la valigia e mi preparo per andare a dormire. Su Rai 2 c’è una puntata di Confronti, ospite Tremonti. Sulle prime non ci faccio molto caso, ormai è pieno di dibattiti politici in TV che danno molto poco valore aggiunto alle nostre opinioni, tuttavia lascio la TV su quel canale e ascolto distrattamente l’intervista al nostro ex Ministro dell’Economia.
“Il mondo è cambiato. Le sfide economiche ed i problemi da affrontare non sono più gli stessi ed i governi degli stati europei sono sempre più deboli per poterli affrontare. Una volta il vento della politica passava periodicamente da destra a sinistra e viceversa, oggi va in una sola direzione, contro il governo in carica. Questo perchè i governi sono deboli e non hanno gli strumenti per affrontare le sfide che hanno davanti”.
I governi europei sono di fronte ad un bivio: scegliere la strada di accentrare i poteri e raccogliere il consenso tramite promesse populistiche, oppure scegliere la via nuova di un governo all’altezza dei compiti che gli spettano, la via di un governo democratico europeo
La cosa si fa interessante. Beppe Grillo aveva sì sollevato il problema della politica, ma mi pareva che Tremonti ne stesse analizzando lucidamente le cause. E’ una visione, dico tra me e me. Tremonti non era colui che ce l’aveva con l’Euro e voleva tornare alla lira, che se l’era presa tanto con “Forcolandia” e che girava a stretto braccio con Bossi? Sì è proprio lui, però dobbiamo sempre giudicare gli uomini politici da dove vanno e non da dove vengono, quindi mi fermo un po’ ad ascoltare.
“A queste sfide nuove dobbiamo dare soluzioni nuove, dobbiamo creare un governo forte. In Germania ad esempio hanno risposto allargando la base di governo e creando una forte coalizione, in Francia hanno creato un Presidente molto potente in grado di fare scelte veloci e coraggiose. In Italia invece rispondiamo creando governi sempre più deboli, maggioranza risicate e coalizioni instabili”. Boom! Esco dalla mia visione.
E’ vero che Francia e Germania hanno tentato di formare governi più forti ma credo che questo sia un’ulteriore causa della loro debolezza. Di fronte alle sfide che abbiamo davanti, la competizione economica che mette a repentaglio il nostro modello sociale, il problema ambientale, il terrorismo internazionale, i governi europei sono di fronte ad un bivio: scegliere la strada di accentrare i poteri e raccogliere il consenso tramite promesse populistiche, cosa che mi pare abbia cominciato a delinearsi in Francia, oppure scegliere la via nuova di un governo all’altezza dei compiti che gli spettano, la via di un governo democratico europeo.
Si pensa che i problemi dell’Italia dipendano solo da essa, che essi vadano risolti prima di occuparsi delle faccende europee. Questo non è affatto vero
Gli stessi Stati Uniti hanno subito questo processo e da federazione decentrata hanno sempre più concentrato i poteri nelle mani del Presidente per poter essere efficaci e rispondere al ruolo di perno dell’equilibrio mondiale. Ogni qual volta le sfide da affrontare sono più grandi del livello politico con il quale vengono affrontate si pone la scelta tra promesse che generano consenso ma che non potranno mai essere mantenute e scelte coraggiose che rischiano di essere capite poco all’inizio ma che delineano un nuovo corso nella storia di un popolo.
Caro Tremonti, mi pare che anche Lei, come è successo a Beppe Grillo, sia inciampato ancora una volta sul gradino della politica nazionale. C’è un pensiero che ho notato essere radicato fortissimamente nelle persone: si pensa che i problemi dell’Italia dipendano solo da essa, che essi vadano risolti prima di occuparsi delle faccende europee. Questo non è affatto vero. I problemi che in Italia sono tragici, sono gli stessi che stanno vivendo in maniera più o meno accentuata anche gli altri stati europei, e non hanno una soluzione che può nascere dall’interno degli stati. Occuparci di fare l’Europa è oggi il miglior modo per occuparci dell’Italia.





